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A Galleria Toledo teatro dello straniamento

Scenografia scarna. In scena 5 attori, 2 uomini e 3 donne. Il resto è poesia. Studio in Dèplacè, nonostante sia la quinta tappa di un lungo percorso intrapreso dalla compagnia piemontese BluCinque, è una performance del “Fuoriluogo”, così come indica il titolo. Una ricerca dello straniamento attraverso voce e corpo.

In scena è ben visibile un elaborato lavoro sui corpi, marionette che vibrano su note francesi, disco e non solo. Impressionante la mole di messaggi che gli attori riescono a trasmettere allo spettatore attraverso i movimenti della schiena, attraverso una bocca-spina dorsale. Nonostante lo stato embrionale dello spettacolo i visi diversi, le generazioni diverse, i sessi diversi, in scena ci raccontano una poesia rock. Movimenti spiazzanti accompagnati da suoni di chitarra elettrica sfasati, alcune volte fastidiosi. La parola diventa periferia del percorso, più versi che prosa, spesso decantati nella cattedrale in miniatura che è il microfono.

Studio in Dèplacè mette insieme musicisti, ballerine, drammaturghe e coreografi, è uno spettacolo, che come raccontano gli stessi protagonisti, è difficile da collocare. È pura ricerca, troppo poco per essere teatro-danza, ma difficile definirlo semplicemente teatro sperimentale. La performance dalla durata ancora breve, troverà la sua realizzazione nel 2012 quando, dopo anni di ricerca, diventerà un vero e proprio spettacolo.

Nota dolente della serata il numero degli spettatori davvero basso. Rispetto alle folle oceaniche del cartellone ufficiale del NTFI. Scarsa la pubblicità del Fringe, il festival dedicato alle compagnie emergenti. Sulle brochure e volantini vari vengono indicate soltanto orario e luogo delle rappresentazioni, nemmeno due righe per gli spettacoli. Diviene difficile per gli spettatori seguire performance di cui non conoscono nemmeno i contenuti.

Rosario Esposito La Rossa

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