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Intervista ad uno degli ultimi eredi nel mondo della secolare arte delle guarattelle

Lei è uno dei pochi giovani che si occupa di burattini, si sente uno degli ultimi eredi?

Da vent’anni studio la tradizione delle guarattelle, i burattini napoletani del 1500, sono uno dei pochi ad aver intrapreso quest’arte professionalmente. Pulcinella è il mio socio inseparabile da sempre e devo a lui la mia notorietà nel mondo, non sono solo un interprete della maschera ma mi considero soprattutto un autore più che un erede.

Come è arrivato a quest’arte?

Ho sempre e solo lavorato con i burattini che considero una incredibile forma contemporanea d’espressione, conosco bene il codice tradizionale che mi permette di sperimentare e imprimere un nuovo stile a questa arte. In questi anni ho cercato di portare dalla strada al palcoscenico i miei particolari allestimenti e restituire allo spettacolo la sua antica formula dedicata ad un pubblico di adulti.

Cos’è Pulcinella nel nuovo millennio?

Innovazione, ricerca e sperimentazione. Chi assiste ai miei spettacoli ha con lui una immediata empatia e attraverso la particolare tecnica di movimento dei burattini che ho sviluppato e l’uso della voce ogni spettacolo diventa un piccolissimo evento sia in Italia sia all’estero. Pulcinella ha dentro di sé una profonda appartenenza alla morte che lo rende sovrannaturale e magnetico e restituisce una densa carica vitale, il suo fascino è di decadente bellezza e questo lo tiene al riparo dalle mode.

Arte in declino oppure superata da nuove attrattive?

È un arte sconosciuta ai più e molti la considerano un’arte minore ma è solo ignoranza diffusa su questo modo di fare Teatro, in Italia non abbiamo mai perso il vizio di catalogare tutto e tutti.

Seguiamo via facebook i suoi progetti, le sue opere sono giunte in Romania?

Ho la fortuna di lavorare in tutto il mondo e ho diverse collaborazioni, la Romania è solo una di queste.

Progetti per il futuro?

Sono stato invitato nuovamente a tornare in Iran per tenere uno dei miei masterclass al centro di arte drammatica di Teheran e in Italia sono impegnato col mio nuovo spettacolo Kamikaze e rock’n’roll scritto a quattro mani con Alessio Di Modica, un raccontatore siciliano. Portiamo in scena le storie dei piloti kamikaze della seconda guerra mondiale prendendo spunto dai racconti di Yukio Mishima. Lo spettacolo parla della ferocia degli ideali e abbiamo voluto affrontare un autore a noi lontanissimo per parlare di temi a noi vicinissimi. Nello spettacolo utilizziamo la tecnica del “cunto” siciliano e quella delle guarattelle napoletane, ancora una volta cerchiamo di spostare il livello drammaturgico verso una moderna sperimentazione.

Rosario Esposito La Rossa

 

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