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Quarta Parete ha avuto il privilegio di intervistare gli interpreti de La peste, in scena al Maschio Angioino per la rassegna “Napoli città viva”: Nello Mascia, Ciccio Merolla, ed uno degli autori del best-seller La Peste (Rizzoli, 2010), da cui è tratto lo spettacolo, Nello Trocchia, giornalista di punta de «Il fatto quotidiano», cronista di razza, che ha collaborato alla stesura del lavoro teatrale.

 

Nello Mascia

Nove anni, separano temporalmente la Sua drammaturgìa per Fango (sul disastro ambientale post alluvione nei territori lungo il Sarno), da La Peste (sulle ecomafie e gli affari prosperati sulla nostra Campania, in danno della salute dei cittadini), andata in scena stasera. Il teatro, è anche impegno civile. Un binomio indissolubile, per Nello Mascia.

Ho sempre cercato di conciliare la mia attività professionale con argomenti che tocchino fortemente la società. Questo dei rifiuti a Napoli, è per un napoletano un vero dolore ed è motivo di profonda indignazione. Ho ritenuto quasi necessario, portare questo argomento in scena, perché il teatro deve ritornare ad essere politica (e il teatro greco è per noi un esempio); troppo spesso ce ne dimentichiamo, in questo periodo devastante dal punto di vista etico, morale, culturale… ma la funzione principale del teatro deve essere politica, di denuncia. Il teatro deve “smuovere le coscienze” e certamente non è un compito che può essere demandato ai “tronisti”.

Lo spirito napoletano, incarnato nella figura dello “scugnizzo”, celebrato da Raffaele Viviani (le cui opere Lei ha portato e porta in scena magistralmente), rivive, secondo Lei anche oggi, nei sentimenti e nelle azioni, degli “scugnizzi” napoletani?
Non sono un sociologo, ma credo che la situazione sia molto cambiata dalla realtà vivianesca; oggi lo scugnizzo è ai margini ed è suscettibile di essere assoldato dalla malavita anch’essa diversa da quella vissuta dai personaggi di Viviani. Difficile fare un paragone; nella Festa di Piedigrotta cui abbiamo lavorato un po’ di tempo fa, Viviani raccontava tra le righe, il percorso che uno scugnizzo intraprende per arrivare a diventare “guappo”, ma oggi è difficile descrivere il giovane malavitoso e certamente sarebbe meno poetico, di quello di Viviani.

Camorra, malaffare, collusione, corruzione, “gattopardismo” come ci insegna il magistrato Raffaele Cantone: questi, i “mali” del nostro tempo. Recentissime, le indagini che hanno svelato un substrato di preoccupante commistione tra esponenti di quella borghesia di professionisti ed imprenditori con la malavita organizzata, a Napoli. Sono i napoletani, che devono cambiare di mentalità, per portare un mutamento alla città?
Il problema è sempre lì: se non si trova la coscienza civile, non si capisce che i problemi non li risolvono i “santi, in paradiso”, inutile, demandare ad altri, ma occorre che ognuno faccia la sua parte e parta da se stesso, dalle proprie azioni, per evitare e risolvere i problemi. È il cittadino, che deve farsi carico di questo mutamento di mentalità, che lo porti a tenersi lontano dalla criminalità.

I prossimi appuntamenti, per incontrare Nello Mascia a teatro, che sappiamo impegnatissimo, con lo Stabile di Palermo.
Il prossimo impegno è un progetto che definirei “monumentale”: Natale in casa Cupiello , con il quale sarò in tourneè in tutta Italia.

E La Peste? Avrà altre repliche, fuori dal nostro territorio?
Questo spettacolo è stato fatto per un impegno di volontariato civile; è stata una scommessa, un’esigenza mia personale di parlare dell’argomento. Vedremo, per il futuro.

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Ciccio Merolla

Dopo l’ascolto dei tuoi brani, che hai interpretato splendidamente dal vivo per questo spettacolo-inchiesta, nasce spontanea, la riflessione sul filo conduttore de La Peste: malgoverno, fallimento della politica, assenza dello Stato nei territori a maggiore rischio criminalità, collusione degli ambienti imprenditoriali, politici con la camorra degli affari. Ma quanto è luongo, ‘stu viaggio, Ciccio?
Il viaggio è lunghissimo, davvero; per me è stato un grande onore partecipare a questo progetto e mi fa piacere esserci, perché si fa troppo sfoggio di questa camorra, di questi criminali, come fossero gli unici soggetti cui attribuire le responsabilità di questo degrado; io ho sempre pensato che dietro ci fosse ancora altro: politici, colletti bianchi. È arrivato il loro turno ora, ed è giusto che tutto ciò non si nasconda.

C’è bisogno di un risveglio delle coscienze in questa città, di un’attenzione ed una responsabilità collettiva, sui “temi caldi” che appestano Napoli. Quale, il contributo della musica, della tua musica?
Sicuramente l’artista, il musicista è colui che avverte le cose prima e ci soffre prima degli altri. Il dovere, secondo me, di un’artista è quello di inviare continuamente messaggi e di riuscire a toccare il cuore e l’anima, delle persone.

I prossimi appuntamenti ed impegni?
Qui a Napoli, il 29 agosto, sempre al cortile del Maschio Angioino, per il mio concerto; poi, sarò fuori dai confini partenopei.

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Nello Trocchia

Nello Trocchia, questa sera presente alla “prima” de La Peste al Maschio Angioino. Le tue impressioni “a caldo”.
Bisogna sottolineare la bravura e – mi sia concesso – la “follìa” di Nello Mascia: bravura, perché è sotto gli occhi di tutti; “follìa”, perché mi ha chiamato a fine giugno – inizio luglio, prospettandomi questa idea ed in tempi rapidissimi abbiamo estratto dal libro alcuni passaggi, che si sono poi trasformati in testo teatrale. È certamente difficile, la scommessa di rendere fruibile, ascoltabile, un saggio d’inchiesta in un monologo per il teatro, ma si è riusciti grazie anche alla maestrìa del percussionista Ciccio Merolla, che ha concepito tre brani (che suggellano alla perfezione i periodi di questa “emergenza”) ed ha accompagnato il monologo di Nello Mascia

La denuncia sarà canalizzata con maggiore forza, dallo spettacolo teatrale?
Credo che il testo teatrale contribuisca ancora di più alla realizzazione di uno degli obbiettivi finali, nati con il libro: diffondere le informazioni ed uscire dalla logica che dal Garigliano in su (talvolta anche in giù) si colpevolizza soltanto il crimine organizzato, di questo disastro che dura ormai da tre decenni.

Eliana Iuorio

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