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Renato Carpentieri racconta un’appassionante storia tratta dal romanzo “L’enciclopedia dei morti”, di Danilo Kis.

Renato Carpentieri

Un’ immensa biblioteca di Stoccolma, composta da sale vastissime denominate rispettivamente con una lettera dell’alfabeto, raccoglie le biografie di tutti quei perfetti sconosciuti che non rientrano in una classica enciclopedia. Rinchiuso un’intera notte, in questo suggestivo e silenzioso spazio, il protagonista copia da un volume il maggior numero di informazioni sul padre, morto due mesi prima del suo arrivo nella capitale svedese.
Leggendo queste annotazioni da un quaderno, ormai unico legame con il defunto genitore, Renato Carpentieri ci racconta la storia di quest’uomo: la prima sigaretta, il primo bacio, il lavoro da geometra, la famiglia, la guerra. Una vita che potremmo definire come tante altre, ma proprio questo è il punto: ogni esistenza è unica. Ogni essere umano è un mondo a se.  La grande storia non è altro che l’intreccio di un’infinità di micro-storie e a sottolinearlo è l’elenco dettagliato di tutte le persone che sono entrate anche solo per un attimo a far parte dell’esistenza del nostro geometra.
Carpentieri, accompagnato da melodie serbe suonate dalle tastiere di Andrea Avagliano, invita celatamente ad una riflessione sull’esistenza umana, mantenendo sempre alta l’attenzione degli spettatori della “sala della ripetibilità irripetibile”

Renato Zagari

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