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I giochi del destino rimpiazzati dai giochi delle ombre: Oberon e Titania non fanno sognare Galleria Toledo

L’adattamento di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare realizzato dalla Compagnia “Il Sogno” e portato in scena nell’ambito della rassegna “Stazioni d’emergenza” risulta decisamente tiepido. L’idea di napoletanizzare il testo è scontata, e “condire” la commedia con “sugo al ragù” fa regredire il messaggio principale del testo, vale a dire l’impercettibile gioco del destino negli esiti degli affari di cuore, da topos universale a tema del folklore regionale.
Ambientare gli inseguimenti e le schermaglie d’amore dei giovani protagonisti, abilmente orchestrati da Oberon e Titania, re e regina delle fate e dal folletto Puck, in un allusivo “Bosco Partenopeo”, richiama immediatamente alla mente la scena delle coppiette imboscate al parco del quartiere “bene” napoletano, abbassando così la levatura delle schermaglie tipiche dell’amore romantico decantato nell’opera.

Volendo poi analizzare la recitazione degli attori impegnati in scena, non si può evitare di sottolineare l’eccessiva enfasi, la leziosità nel dire le battute, che hanno reso l’interpretazione decisamente innaturale. Indubbiamente le protagoniste femminili hanno fornito una performance qualitativamente migliore rispetto ai loro partner maschili, ma si è avuta la sensazione che gli attori, con le dovute eccezioni – l’interprete di Ermia si è dimostrata brava e in parte – mancassero degli strumenti minimi del mestiere, vale a dire voce udibile e battute comprensibili fino alla fine. Divertenti, ma a tratti sporcate dalla già evidenziata recitazione grezza, le scene di scaramucce e acrobazie del gruppo di personaggi impegnati ad allestire un’improvvisata messa in scena della tragedia (nella commedia) dell’amore di Piramo e Tisbe, per festeggiare le nozze tra Oberon e Titania.
La nota veramente positiva resta il finale, con spassosi rimandi alla slapstick comedy.

Michele Iazzetta

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