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“Kidney for sale”, rene in vendita.

Bastano queste tre parole digitate sui motori di ricerca di oggi per capire quanto Mattatoio, lo spettacolo scritto e diretto da Marco Di Stefano andato in scena a Galleria Toledo per la rassegna Stazioni d’emergenza in atto, sia terribilmente attuale.
Sì perché, per quanto poco se ne parli, purtroppo sono in molti oggi ad essere disposti a cedere i propri organi in cambio di denaro e, sebbene sia illegale, non sembra poi così difficile riuscirci.

Mattatoio però, evidenzia anche e soprattutto la condizione imposta dalla società all’essere umano, ridotto appunto a carne da macello, disposto a cedere parte di sé pur di sopravvivere a queste “multinazional-crazie” che decidono le sorti dei più. E si finisce per perdere la ratio che ci ha permesso di evolverci, ritornando animali, spinti dall’istinto di sopravvivenza a lottare contro il più debole.
È quello che succede alle due protagoniste, ognuna rappresentante rispettivamente due parti distinte della società, la cosiddetta casta da un lato, che può permettersi di spendere ciò che vuole pur di arrivare all’obiettivo, e la plebe dall’altra, che non arriva a fine mese e giunge a scelte estreme pur di salvarsi dall’oblio.
Ma rappresentano anche due facce della stessa medaglia, di uno stesso animale che segue unicamente il suo istinto, capace di vendere/comprare carne umana per i propri interessi. Di Stefano usa i toni del noir per dipingere un quadro drammatico della società di oggi, ed è sostenuto in maniera incisiva dalle bravissime Chiara Claudi e Desireè Giorgetti.

Il tutto è ambientato, non a caso, in un supermercato, luogo di vendita e tempio del consumismo per antonomasia.
Una donna ricca che non può avere figli vuole a tutti i costi un utero. Ancora un bisogno istintivo prende il sopravvento sulla ragione, necessità di procreare e riprodursi piuttosto che affidarsi ad altre pratiche.
Una donna ridotta in miseria disposta a cedere la parte più intima di sé, spinta anche dal desiderio di vendetta, finisce per ribaltare la situazione.
Alla fine, sarà nuovamente il sistema a prendere il sopravvento, costringendo entrambre a portarsi dietro un vuoto incolmabile, la perdita del proprio corpo, della propria femminilità, dell’io raziocinante costretto a soccombere e a mentire pur di sopravvivere: “come stai?” chiede il marito al telefono, “io sto bene” risponde, ormai, il corpo vuoto.

Martina Di Leva

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