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Raffaele Bruno tra piazze e università per un teatro vicino a tutti.

Intervistiamo Raffaele Bruno, curatore e ideatore del progetto “Delirio Creativo”, un rito teatrale, un’azione collettiva sempre diversa, che nella nostra Napoli, prende giorno dopo giorno quota. Un rito a stretto contatto con i giovani e l’università, espressione di un nuovo modello creativo teatrale.

Cos’è Delirio Creativo?

Delirio Creativo non è uno spettacolo teatrale e non è un laboratorio. Delirio Creativo è un “Rito teatrale” di creazione collettiva, ogni volta nuovo, ogni volta diverso, ogni volta unico, in cui il pubblico partecipa attivamente, è possibile “suggerire” le storie o le tematiche da rappresentare. È possibile recitare, danzare, guardare, fotografare, riprendere, scrivere, disegnare, suonare o cantare.
Questo rito si compie tutti i venerdì, dalle 15.00 alle 19.00 alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II, in via Porta di Massa, in un luogo molto suggestivo: una palestra di uno spazio occupato.
L’ingresso è libero e chiunque voglia parteciparvi come attore-danzatore-musicista comincia con un training che permette di avere nozioni base sullo stare in scena e sul lavoro di creazione collettiva, in cui la musica diretta dal maestro Emanuele Aprile, ha un ruolo fondamentale.
Poi gli spettatori suggeriscono le storie da rappresentare, storie che li hanno colpiti nel profondo, storie che li costringono ad interrogarsi, storie che li pongono davanti a scelte, storie che li scuotono, storie che li costringono a prendere una posizione, a schierarsi e gli artisti le mettono in scena per loro, sotto la mia guida, che non forza mai le loro scelte, ma veicola e indirizza le loro energie, verso un atto creativo, che ogni volta sorprende e incanta.
Le nostre “performances” travolgono lo spettatore in maniera profonda, lo spettatore si riconosce in quello che viene messo in scena, rivede se stesso e spesso vede risolti dalle scelte attoriali le sue inquietudini, che nello spazio del nostro rito trovano il modo di essere affrontate e offrono nello stesso tempo linfa vitale per una creazione viva e pulsante.
“La vera arte non ha valore se non è contaminata dalla vita” (Genet), questo è per noi un presupposto fondamentale e imprescindibile.
“Il teatro è incontro di uomini, tutto il resto serve solo a confondere” (Bergman). Il teatro è uno strumento fondamentale per permettere di “elevarsi” a chi non ha gli strumenti per comprendere appieno quello che sta succedendo attorno a sè, le ragioni della sua oppressione, tutto ciò che non gli consente di essere felice.
Teatro come mezzo per abbattere muri, per strappare veli, per urlare la propria indignazione, e celebrare la propria gioia. Noi proviamo a fare tutto questo.

Dove nasce quest’esigenza?

La mia profonda necessità è questa: fare un teatro vivo che arrivi a tutti coloro che ne prendono parte, che non escluda nessuno, che faccia perdere l’equilibrio, che causi una crisi profonda, un teatro che sia un’esperienza da cui si esce cambiati, cresciuti, un’esperienza che sia in grado di regalare uno sguardo nuovo. Un teatro che non sia mai “intrattenimento”. Io credo che solo comprendendo e accogliendo in profondità le altrui storie, al punto di riviverle “teatralmente”, si riesce ad arrivare ad una piena consapevolezza della propria umanità. Delirio creativo è un gruppo di donne e uomini che si mettono assieme per celebrare un rito laico, il cui centro è l’uomo.
Sono consapevole che è un obiettivo enorme, ambizioso, ma ogni settimana per quattro ore mettiamo in questo rito tutta la nostra passione, il nostro amore e la nostra tecnica, in maniera onesta e rigorosa, e fino ad ora i risultati riscontrati ci dicono che la strada è quella giusta.

Quali progetti per il futuro?

Oggi “Delirio Creativo” continua ad accogliere tante persone che stanno imparando ad amare questo rito e che con il loro contributo unico e prezioso, rendono le nostre “performaces” sempre più ricche e sorprendenti.
L’idea è che, come è successo già in passato (ogni anno partecipiamo al carnevale del GRIDAS a Scampia) il delirio sfondi lo spazio della scena ed esca fuori. Vogliamo portare il teatro a chi non ce l’ha.
Per me l’idea che esista da qualche parte un uomo che desidera con tutto se stesso vedere uno spettacolo e non ci va perché non può permetterselo è inaccettabile. Se gli uomini non vengono a teatro per pigrizia, per mancanza di mezzi, intellettuali o economici, allora bisogna studiare un modo per portare il teatro agli uomini.
Questo è per me urgente.
Questo è per me necessario.
Quindi tra qualche mese, quando sentiremo l’esigenza di rappresentare una storia, là dove è successa (un licenziamento, un’ingiustizia, una violenza, un episodio felice, un atto rivoluzionario, ci troverete a fare il “deliro creativo” e ad avere come spettatori un pezzo di città.
Metteremo in scena pezzi di “microresistenza”, inoltre continua il nostro lavoro:
– presso le scuole che ci chiamano, per ascoltare e mettere in scena le storie dei ragazzi,
– presso le compagnie teatrali che vogliono sperimentare il nostro approccio al teatro.

E infine “Delirio creativo” è anche produzioni teatrali, è in cantiere un nuovo spettacolo: dopo URLA! (messo in scena con il patrocino della Regione Campania in scuole e teatri), è stato realizzato Il ghiaccio sulla pancia (un monologo con quattro musicisti frutto della mia esperienza come assistente di Stefano Benni) e Criature (un monologo con una cantante e un pianista, tratto da un terribile episodio di cronaca).

Rosario Esposito La Rossa

 

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