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Anna Cappelli è il secondo appuntamento del progetto EraEva, articolato in dieci spettacoli in cui sono protagoniste le donne, che prevede  l’interazione tra forme e linguaggi artistici contemporanei.

Dal 4 novembre alla Sala Assoli del Nuovo Teatro Nuovo è in scena Anna Cappelli, uno studio con Maria Paiato e la regia di Pierpaolo Sepe. Un lungo monologo in forma di dialogo in cui Anna Cappelli si racconta: una donna che negli anni Sessanta si trasferisce per lavoro a Latina, in una piccola provincia dell’Italia meridionale. Anna arriva con la sua valigia, camminando con grande agitazione, scruta le persone fra il pubblico con gli occhi sgranati. La valigia, che rimarrà in scena fino alla fine, diventa il simbolo della materialità a cui la donna si avvinghia con tutte le sue forze.

Un lungo monologo in cui si evince, in primis, un grande senso di solitudine e  un’enorme difficoltà a rapportarsi con gli altri. La sua malattia morbosa causata da un’instabilità psicologica  si esplica palesemente nella frase “Io ho bisogno di avere delle cose”. La brama di possesso risuona in ogni suo  pensiero, in ogni suo gesto, anche il più impercettibile. Il ragionier Tonino rappresenta colui su cui investire la voglia di riscatto, di uscire fuori dalla mediocrità da cui Anna è avvolta e di affermarsi sulla società che sembra averla messa ai margini.
La donna sembra essere destinata ad un’esistenza precaria, ad una banale e anonima quotidianità della vita di provincia.  Anna incarna, così, una delle anti-eroine ruccelliane, che  vive un’esistenza contraddistinta dal distacco tra la  smania di possesso di avere una casa tutta per sé e un matrimonio e la necessità di accontentarsi di un’insopportabile coesistenza con una vecchia signora “per bene”, e poi di un uomo che le propone una misera convivenza. Anna accetta solo apparentemente questo compromesso ma, man mano, dentro di sé si fa sempre più imponente la sua “anima nera” che non riesce più a restare zitta, a nascondersi dietro al perbenismo fino a manifestarsi con grande forza e irruenza nel delitto finale.
Ed è qui che perde tutti i freni inibitori, si lascia andare, rende palese l’altro Io che Pierpaolo Sepe, con una congeniale e originale scelta registica, manifesta attraverso la voce registrata nella parte finale.

In una scenografia scarna e semplice, emerge sul fondo il nome Anna Cappelli, che sembra quasi rappresentare la sua identità a cui cerca di aggrapparsi con tutte le sue forze quando si rende conto di averla ormai persa. La messinscena avvolge lo spettatore in un’atmosfera noir, ricca di suspence grazie anche ad un efficace scelta musicale .
Una grande prova registica e attoriale  che è frutto della collaborazione fra Pierpaolo Sepe e Maria Paiato, dopo il grande successo dello spettacolo Erodiade. Maria Paiato, vincitrice di innumerevoli premi come Premio Borgio Verezzi, il Premio Flaiano, il Premio Olimpici del Teatro, la Maschera d’Oro e due Premi Ubu, è riuscita con grande bravura, maestria ed esperienza a imprimere nel personaggio anche la più piccola sfumatura, nei repentini cambiamenti di tono e nella gestualità.
Una prova straordinaria. Uno spettacolo da non perdere.

Giulia Esposito

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