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QuartaParete intervista Andrea Falasconi, fotografo di scena.

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Come si è avvicinato al mondo della fotografia?

Con un viaggio a Parigi, affascinato da questa esperienza e dalla città ho cominciato con le prime esperienze fotografiche. Siccome poi ero anche appassionato di teatro ho coniugato le due cose e sono diventato fotografo di scena

Cosa significa immortalare attimi di teatro anche in ambienti poco consoni, magari non perfettamente illuminati?

Questa è la difficoltà oggettiva. Facciamo prima una considerazione: ci sono fotografi di posa e di scena. I fotografi di posa sono quelli che mettono appunto gli attori in posa, fanno aumentare le luci e scattano. Il fotografo di scena è quello che riesce a trarre dall’impostazione registica dello spettacolo gli attimi che secondo lui sono più significativi, che più lo incuriosiscono. È chiaro che nascono difficoltà oggettive in un teatro di ricerca… ad esempio la commedia brillante è una rappresentazione con spazio in piena luce, non ci sono problemi dal punto di vista tecnico… nel teatro di ricerca capita invece di lavorare anche con situazioni di luci molto complicate e quindi bisogna sperimentare una serie di tecniche vecchie e nuove. Il problema principale è riuscire a vedere lo spettacolo attraverso la macchina fotografica, intravedere tramite la lente quelle che sono le sensazioni che lo spettacolo vuole trasmettere.

Esistono, a Napoli, scuole per fotografi di scena?

Specifiche per fotografi di scena no… ci sono esperienze, ad esempio un master nel quale insegno io, in cui c’è un lato dedicato alla fotografia di scena. Così come c’è stato un corso presso l’istituto Casanova, sezione fotografi, in cui abbiamo dedicato una parte di esso alla fotografia di scena.

È vero che c’è crisi e la gente non va più a teatro? E se sì cosa si potrebbe fare per invertire questa tendenza?

E questa è una domanda da un milione di dollari… io non so se ci sia crisi rispetto alla presenza del pubblico ma penso che il teatro abbia attraversato periodi anche più bui di questo. Nel momento florido della televisione, a teatro non ci andava più nessuno… ora in qualche modo ha ripreso, certo lentamente. Il problema reale credo sia il rapporto tra costi di produzione e incassi. È difficile coniugare le cose, ad esempio io lavoro come fotografo per Nocevento Napoletano che è uno spettacolo che pur facendo il pieno quasi tutte le sere non riesce a coprire le spese avendo oltre 60 artisti in scena. Per questo ci vorrebbe l’intervento pubblico, il teatro ha bisogno di essere aiutato. Secondo la mia personale visione andrebbe aiutato più il teatro giovanile, di ricerca. Dico mi sembra un po’ un controsenso aiutare ad esempio Salemme che già, per fortuna, guadagna di suo perché è capace invece di aiutare esperienze giovanili che poi sono la linfa, il domani del teatro. Ovviamente ho fatto l’esempio di Salemme, ammesso che riceva contributi, giusto per dire un nome di un attore che stacca comunque parecchi biglietti e non ha una compagnia oceanica e che può autogestirsi. La crisi poi c’è anche a causa della mancanza effettiva di produttori, le produzioni sono quasi sempre improvvisate soprattutto economicamente.

Cos’è per lei la quarta parete?

La quarta parete per me è il pubblico. È la parete più importante tra l’altro… è quella a cui ci si rivolge. È la funzione pratica di ciò che c’è in scena; senza la quarta parete, rappresentata dal pubblico, il teatro diventa inutile… io sono uno di quelli che non ama i bravi attori fini a se stessi, quelli capaci di fare esibizioni straordinarie che poi non sono funzionali ad uno spettacolo. A me non frega nulla che sei bravo se poi non hai un rapporto col pubblico. Sei bravo, nessuno te lo nega, ma non hai una funzione rispetto ad una drammaturgia… è un esercizio di stile…

Cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere la sua professione?

Innanzitutto bisogna amare il teatro, se non lo si ama è una professione che non ha nessuna convenienza. Il fotografo di scena non è uno che viene chiamato, fa quattro scatti senza aver conosciuto lo spettacolo, i rapporti tra gli attori e il regista… queste sono cose che formano un anima rispetto al fotografo e allo spettacolo. Il fotografo di scena è una figura che deve essere parte dello spettacolo. Altrimenti non esce nulla di significativo, magari delle immagini anche bellissime ma fredde, inconsistenti. Le foto di un fotografo di scena magari saranno meno belle da un punto di vista tecnico-estetico ma certamente fanno parte del corpo dello spettacolo. Il consiglio da dare ai giovani è innanzitutto: la relazione si instaura con la produzione, difficilmente un attore ti paga, bisogna sempre relazionarsi alla produzione e quindi farsi conoscere, essere presenti e fare la trafila che si fa in tutti i mestieri… iniziare piano piano, fare concorrenza a noi lavorando gratuitamente, farsi conoscere insomma. Anche la fotografia di scena poi ha bisogno di essere accompagnata da altro per essere di sussistenza che possono essere altre cose legate allo spettacolo: book fotografici per attori ad esempio…

Progetti futuri?
Beh data l’età… (ride) ci sono progetti di vivere gli ultimi anni che mi restano in allegria insieme al teatro… di viverli bene insomma… formare giovani secondo quella che, come ti dicevo, è la mentalità mia che poi può anche essere tutta sbagliata, non sta scritto da nessuna parte che io abbia la verità in tasca… e comunque continuare a divertirmi col teatro, questo è il mio progetto futuro…

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