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Lunedì 1 Novembre 2010 al teatro della legalità di Casal di Principe è andata in scena La ballata delle anime perse.

Una serata che ha visto partecipe numerosa gente sia del territorio che gente venuta da Napoli. Il tema dell’usura che era al centro della piecès teatrale ha interessato molto il pubblico e anche la stampa che con diversi articoli (Repubblica – Il Mattino – Il Roma ed altri giornali locali ha dato risalto all’evento. Uno spettacolo di grande rilievo culturale e sociale inserito in un progetto più ampio dal titolo  La bellezza che libera dall’inferno in cui l’impronta dello scrittore Roberto Saviano ci ha accompagnato fin dalle prime scene.
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L’idea di rappresentare in teatro momenti di vita quotidiana che hanno segnato il nostro tempo, ma soprattutto il nostro territorio mi ha interessato fortemente.
In passato avevo avuto modo di vivere questa esperienza ma su testi di altri autori. Questa volta, invece sono interessato direttamente e in senso totale anche alla fase della scrittura del testo e della composizione delle musiche. Pertanto, ho iniziato a lavorare su un testo che avevo in mente da parecchio tempo e che potesse rappresentare in modo netto i contrasti che si vivono sul nostro territorio
Liberarci dall’inferno della malavita è l’auspicio e la speranza a cui dobbiamo tendere per costruire una società aliena da certi meccanismi esclusivi. Uno spettacolo inteso a mostrare la mortificante realtà in cui vivono tante persone, in un paese dove il fenomeno dell’usura rappresenta uno dei modi, con cui le criminalità organizzate si sono adeguate alle moderne attività imprenditoriali.
In questa localizzazione, la malavita coinvolge soggetti che, nella gran parte dei casi, non hanno un precedente criminale, ingaggia poveri cristi che non ce la fanno a campare, imprese legali, uomini d’affari, funzionari pubblici.
I libri di Saviano e di altri scrittori, che sul tema si sono espressi in maniera inconfondibile, mi hanno aiutato a capire meglio il fenomeno e raccogliere spunti per l’elaborazione del testo finale. Testo che ingloba in sé frasi e scritti di questi autori, adattati per rispondere a quella che era l’idea del plot originale della storia.
Nel mondo d’oggi l’usura è assorta a concetto informatore delle economie moderne sino ad arrivare agli eccessi ingovernabili di una economia speculativa che ha determinato la recentissima crisi mondiale che ha sconvolto ed disastrato i Paesi di tutto il mondo.
Il profitto è divenuto una divinità alla quale si sacrificano tutti gli altri valori, dalla rettitudine, alla legalità, alla coscienza, al benessere generale del Paese ed alla stessa sopravvivenza del pianeta. L’ingordigia fa aggio sulla ragionevolezza ed ottunde l’intelligenza e come Creso che trasformando tutto ciò che toccava in oro non poté più mangiare alcun cibo, così questa civiltà, tutta tesa al profitto fine a se stesso, finirà di auto eliminarsi a causa dei veleni che l’ingordigia del profitto produce..!!
Si dovrebbe tornare all’equilibrio degli antichi valori e, semplificando, anteporre l’uomo al profitto facendo del denaro un mezzo anziché un fine, ma temiamo che oramai l’umanità sia così tanto ammalata da risultare inguaribile ..
Va bene che nell’economia dell’universo l’umanità non è nulla, meno di un battito di ciglia e se l’Uomo scompare, l’universo non se ne accorgerà neppure.
Con questo spettacolo ho inteso provocare una riflessione sulle tematiche legate al fenomeno dell’usura, in un’area territoriale dove insistono pericolosi fenomeni di illegalità. Molto più che analisi, documentari, e discussioni sul tema, valga il racconto di storie umane che nella quotidianità della loro sofferenza, emarginazione, e tentativi di integrazione, facciano intendere quale sia la portata del dramma oggi.
Il lavoro vede in scena 4 attori, Agostino Chiummariello nella parte di Don Gennaro, Marianita Canfora, Antimo Casertano e Raffaele Parisi che con grande entusiasmo hanno condiviso con me il progetto voluto dall’Ass. Jerry Masslo e da Asso. Vo.ce.
Ho voluto fortemente Agostino Chiummariello nel ruolo di Don Gennaro perché nel mio immaginario quella figura doveva avere un aspetto arcigno, un ghigno irriverente e comico, una fisicità prorompente che incutesse soggezione ai suoi clienti, inoltre era mio desiderio partecipare una persona nei confronti della quale nutrivo una grande stima. Gli altri attori sono entrati nell’operazione perché avevano già avuto rapporti artistici con l’Ass. Jerry Masslo dove ho avuto modo di apprezzare le qualità artistiche e la loro sensibilità nei confronti del tema trattato.

Il Plot

L’intera rappresentazione ruota intorno alla figura di Don Gennaro. Un uomo gaudente, viziato, ricco e tirchio che fa l’usuraio ed ogni giorno deve risolvere i problemi di tante anime perse che s’incontrano nel suo banco dei pegni, non casualmente ma per un preciso scopo: chiedere soldi, ovvero sopravvivere un altro giorno.
Questo banco dei pegni è lo specchio della nostra società,delle banche, delle multinazionali, che per i loro colossali profitti, hanno cancellato le persone riducendole a numeri, a semplici pezzi di carne, che s’intrecciano con poteri occulti, con forze eversive, con la malavita, pronte a sostituire il prodotto della domanda crescente alla domanda calante.
Nessuno è in grado di sottrarsi alla morsa: imprenditori, istituzioni, killer, sindacalisti, onorevoli. Tutti in balia dei loro destini, desiderosi di trovare risposte alle proprie domande attraverso il vile denaro, padre di tutti i mali.
Eppure, nel finale a sorpresa, saranno proprio quelle vittime a dare amore al loro aguzzino, riabilitandone l’abietta persona e lanciando, per tal via, un messaggio di speranza e di cambiamento, quasi a far nascere un fiore sul cemento.

Salvatore Nappa

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