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Autori della letteratura contemporanea raccolti nella voce, negli occhi e nella sensibilità delle Femiano.

Sala Ichòs ha ospitato lo spettacolo Amori Criminali, interpretato da Tina Femiano, nell’adattamento e la regia di Carmen Femiano. Il recital, già presentato sui palcoscenici napoletani e romani, raccoglie testi di autori della drammaturgia contemporanea: Manlio Santanelli, Massimo Carlotto, Roberto Cavosi, Patrizia Rinaldi e Ciro Marino.
Le storie si intrecciano, sembrano essere legate da un filo comune. Il racconto di Patrizia Rinaldi Santina e il re funge da cornice: una riscrittura di un’antica fiaba napoletana che immerge lo spettatore in un mondo mitico.

Poi l’atmosfera cambia, diventa più cupa, le luci soffuse conducono lo spettatore in una sorta di sospensione fra la vita e la morte. Ecco che, a poco a poco, emergono i pensieri di una donna che, vittima della routine quotidiana, di una vita vuota, arriva in un momento di delirio ad uccidere sua figlia. O ancora una madre prega per suo figlio ucciso dalla camorra e ripete «Ciò che rimane è l’assenza. Come si riempie questo vuoto? È semplice. Quest’assenza resta tale. Resta assenza. E nulla più».  Al di là della vita e della morte si erge, così, la memoria come unica forma di riscatto sulla morte.

Infine, appare quasi in proscenio una pescivendola con gli occhi sgranati, intimorita, regredita allo status infantile: l’omicidio appare ai suoi occhi come l’unica alternativa ad un amore non ricambiato. Eros e Thanatos creano un connubio indissolubile, si stringono per mano. Le donne sono vittime e carnefici, vittime della società che le ha relegate ad una posizione emarginata, vittime della morale comune, vittime dell’amore. Sono madri e mogli ma prima di tutto donne che vivono amori atroci spinti fino all’esasperazione.

Tina Femiano porta in scena, con grande sensibilità, storie di madri, scruta all’interno dell’animo umano, dei pensieri più reconditi. L’attrice con grande esperienza ha saputo concentrare e riportare sulla scena sentimenti fra loro più disparati come la rabbia, l’ingenuità, la passione e l’odio. Sembra congeniale una citazione di Jean Paul Sartre che diceva: «Più un figlio è costato lacrime agli occhi della madre, più caro è al suo cuore».
Il pubblico emozionato esce dalla sala portando dentro di sé un pezzo di ognuna di queste donne. Uno spettacolo da vedere, che fa riflettere anche a molto tempo di distanza, al di là della scena.

Giulia Esposito

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