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L’INPS decide che nessuna indennità deve essere riconosciuta agli artisti.

 

A quanto pare gli artisti non lavorano.
E il fatto che siano disoccupati da ogni sorta di impiego non è solo una triste costatazione dei fatti, ma pure un assioma asserito per legge: la Corte di Cassazione, con la sentenza n° 12355 del 20 Maggio 2010, ha indotto l’Inps a emettere una circolare, la 105 dell’agosto 2011, per la quale risulta impropria la “corresponsione dell’indennità di disoccupazione agli artisti”.
A rivendicare i diritti della categoria sono stati i sindacati (Slc Cgil, Uilcom Uil, Fistel Cisl e Agis), i quali si sono rivolti all’allora ministro Sacconi, all’Inps e all’Enpals, in data 13 Ottobre 2011, per veder riconosciuto agli artisti “quel minimo di protezione sociale rappresentato dall’indennità di disoccupazione”.
In particolare, le associazioni di categoria denunziano la superficialità con la quale sono stati equiparati gli artisti che lavorano in compagnie a quelli autonomi, chiarendo il fatto che solo questi ultimi posso, eventualmente, essere esclusi dal sostegno dell’indennità.
Pertanto, i suddetti sindacati hanno richiesto all’Inps di rivedere i criteri di assegnazione dei sussidi, all’Enpals di aprire un tavolo per ridefinire i canoni di riferimento professionale e alle forze parlamentari di adeguare la giurisdizione allo stato attuale di cose, oltre che a rivedere il welfare per la categoria degli artisti dello spettacolo.
Nella speranza che il cambio di governo manifesti un cambio di tendenza, non resta che attendere che la legge si pieghi alla logica e riconosca dignità e sostegno a chi non ne ha più.

Antonio Stornaiuolo

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