Manlio Boutique

QuartaParete intervista in esclusiva Anna Bonaiuto, sullo spettacolo che la vede protagonista al Nuovo Teatro Nuovo fino a domenica 27 Novembre.

Anna Bonaiuto

Lo spettacolo La Belle Joyeuse più che un ritratto storico di Cristina di Belgioioso, risulta essere un ritratto emozionale e caratteriale. Quanto del carattere di Cristina può essere ritrovato nel carattere di Anna Bonaiuto e in cosa invece si vede totalmente diversa?

Succede ad un attore che qualsiasi personaggio fa, poi, dentro, c’è qualche momento in cui si riconosce. Cambiano le percentuali ma comunque per qualsiasi donna, per qualsiasi personaggio arriva il momento che trovi delle cose tue dentro. Se no non potresti neanche recitare.
Le differenze con la Belgioioso sono che lei era una donna eccezionale di cui non c’è più lo stampo ora. Io anche per questo ho voluto raccontare questa donna: perché è un simbolo dell’andare controcorrente, di modificare le cose, di cambiare vita, di non accettare le ipocrisie… quindi di rompere le scatole a tutti da Mazzini agli imperatori, sempre cercando la verità. Per noi è difficile seguire il cammino di questa donna però una traccia l’ha segnata e dovremmo proprio seguirla.

Parlando sempre di Cristina di Belgioioso: lei ha interpretato questo stesso personaggio anche nel film “Noi credevamo” di Mario Martone. Le è stata d’aiuto la precedente esperienza o ha dovuto effettuare un nuovo studio sul personaggio per questa piece teatrale?

Il fatto di averla interpretata nel film di Martone mi ha incuriosito sul personaggio, perché anche se era una cosa piccola io ho iniziato a leggere di questa donna. Nel film dico davvero poche cose ma questo mi ha spinto a studiarla, capirla e farmi venir voglia poi di interpretarla. E poi è importante conoscerla, ad oggi non la conosce nessuno in Italia.

Il personaggio di Cristina Belgioioso, nella messa in scena, si mostra molto indipendente rispetto a quelli che erano i canoni della sua epoca. Quanto secondo lei, questa figura storica è stata importante nel processo di emancipazione della donna?

Purtroppo poco, nel senso che è stata dimenticata… Lei scriveva già nel 1850, sulla condizione delle donne, delle cose importantissime, ultramoderne: le donne devono studiare, devono imparare un lavoro se no saranno sempre considerate nulla. Lei addirittura ha scritto una cosa che noi non abbiamo messo nel testo perché poteva sembrare scritta da noi, e diceva, sulla dignità delle ragazze, di non andare con i politici, con gli aristocratici in cambio di favori…

In effetti sarebbe stato molto attuale…

sì, ma talmente troppo che sembrava non detto da lei, te lo dico per far capire quanto era moderna…

Progetti futuri sia teatrali che cinematografici.

Adesso nulla, perché questo spettacolo lo voglio riprendere anche l’anno prossimo perché ci tengo molto. È una mia produzione, l’ho voluto, scelto e ora lo voglio portare molto in giro.

Gennaro Monforte

Print Friendly

Manlio Boutique