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Teatro e musica si fondono per rendere omaggio al coraggio di quegli artisti che sanno regalare un sogno insegnando a volare a braccia aperte.

È sempre più raro tornare a casa dopo uno spettacolo con una fiammella dionisiaca che ancora arde nel cuore. Tempesta di alloro e meraviglia per un sogno appena consumato su legno impolverato. In un Teatro Area Nord che sempre di più conquista la scena cittadina con pièce di alto valore, arricchite dalla posizione geografica di uno stabile ancora non tutelato dalle istituzioni, è andato in scena il 17 e il 18 dicembre Io provo a volare di e con Gianfranco Berardi.

È stata sin dal primo momento ferma convinzione di chi scrive lasciar passar tempo prima di raccontare, di mettere nero su bianco. Tempo per sedimentare, per ragionarci su. Io provo a volare è un omaggio a Domenico Modugno, è la storia di un ragazzo pugliese, teatrante sognatore, che soffocato da un teatro sterile e lobbista, decide di partire in cerca di un sogno nelle terre del nord. Io provo a volare è, però, anche la storia di un ragazzo che dal nord va via e ritorna al sud, e sottolineo ritorna: verbo che in questa Italia bistrattata assume un significato epico, lontano dalla sconfitta e sempre più vicino al concetto di resistenza, di voglia di riuscire ad affermarsi lì dove si è nati.

Accompagnato dalle melodie di Modugno riproposte dai musicisti Davide Berardi (voce solista e chitarra), Giancarlo Pagliara (fisarmonica), Vincenzo Pede (percussioni), Ciccio Salonna (contrabbasso), nella suggestiva atmosfera che il TAN genera – sensazione di essere seduti su un burrone pronti a cadere su un palco fatto di sogni vivi -, ho visto un attore.

Ho visto un attore dimenarsi, raccontare, raccontarsi. Ho visto uno straordinario attore essere padrone e protagonista del palco, ho visto un attore zittire, divertire e far innamorare la platea. Ho visto la poesia fatta carne, un meridionale, un pugliese, un ragazzo far emozionare il pubblico. È cosa c’è di tanto straordinario nella straordinarietà di un attore? Una semplice e piccola differenza con il resto delle tante straordinarietà: Gianfranco Berardi è cieco. Quando sono venuto a conoscenza di questo particolare, dopo aver visto Io provo a volare, dopo averlo visto in scena, il mio stomaco ha partorito una farfalla. Non perché bisogna essere mostri sacri del teatro per muoversi senz’occhi sul palcoscenico, per convincere il pubblico, per saltare, rotolare, colloquiare, avvertire le luci. Ho partorito una farfalla perché Berardi mi ha permesso ancora di sognare un teatro barricadiero, sovversivo, dove la parola impossibile che fa ridere i più è in realtà più concreta e “possibile” di quanto si immagini.

Signori e signore, Gianfranco Berardi, un grande attore.

Rosario Esposito La Rossa

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