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Il rosario di De Roberto in scena al De Poche per la regia di Mario Santella.

La scena iniziale

Qualcuno ha detto: «un silenzio vale molto più di mille parole» e ci sentiamo di dire che l’inizio de Il Rosario allestito da Mario Santella è forse l’esempio teatrale più diretto di come una scena senza dialogo possa raccontare anche un intero allestimento.
La stanza, arredata in maniera scarna, è in penombra. Nella penombra si muovono tre figure femminili (Angela Rosa D’auria, Nunzia Durazzo, Fabiana Sera), tutte e tre bendate. Bende che non raccontano la semplice impossibilità di vedere nel buio della stanza ma sono emblema di una cecità più profonda, una cecità d’ignoranza che è parte integrate di una fede troppo radicata e ancor di più incoerente. Dopo questa scena iniziale (non presente nel testo originale ma voluta dal regista) lo spettacolo ha già evidenziato il filo preciso che seguirà la vicenda; un filo che però si va delineando con precisione, in modo sempre più nitido, solo durante i quadri successivi. Altre due brevi scene “mute” si susseguono: le tre donne, che scopriremo essere sorelle, in scena stanno attendendo qualcosa o qualcuno, finalmente alle prime battute la curiosità dello spettatore ottiene una risposta. Giunge in casa una donna, la comare Angiola (Elisabetta Bevilacqua) che annuncia alle sorelle un futuro lutto: il marito di Rosalia, quarta sorella, è ormai in fin di vita a causa di una malattia.

Da sinistra: Angela Rosa D'auria, Fabiana Sera, Nunzia Durazzo

Bisognerebbe avvertire la madre, la Baronessa di Sommantino, se non fosse che Rosalia si è macchiata di una grave colpa: ha deciso di sposare quell’uomo contro la volontà della madre e per questo è stata ripudiata. Complice il timore per l’estrema severità di principi della madre, le tre ragazze non osano chiederle un aiuto per la sorella Rosalia, ormai caduta in disgrazia; inoltre l’unica occasione per parlarle è durante il rosario quotidiano della sera.
La Baronessa (Rita Montes) sin dall’ingresso si presenta come simbolo di quella falsità che spesso alberga in tanti ferventi religiosi, falsità espressa dal “predicare bene ma razzolare male”.
Finanche il rosario viene dissacrato ad ogni occasione e diviene frivola occasione di discussione o anche una consueta e importante opportunità per ribadire il potere possessivo e feudale della baronessa sulle figlie e su tutti coloro che lavorano per lei. Ecco che quindi tutti i padre nostro, le ave marie e le suppliche inizialmente esposte con svogliatezza e senza convinzione, vengono pian piano sputate con estrema amarezza e disperazione dalle figlie e con feroce e pungente ironia dalla madre. Ironia che culmina in un paradossale «Perdonate i nostri peccati, come perdoniamo i nostri nemici…» proprio un attimo dopo lo spietato diniego di perdono della Baronessa verso l’indigente figlia Rosalia, ormai disposta anche a gettarsi ai suoi piedi per implorare pietà.

Da sinistra: Elisabetta Bevilacqua, Nunzia Durazzo

È ben evidente come il testo di De Roberto, benchè sia ambientato in una Sicilia d’inizio ‘900, mantenga una freschezza e un’attualità uniche in un paese come il nostro in cui il bigottismo è spesso dimora di mancanza di fede. La messa in scena si fa seguire con estrema attenzione anche grazie all’ottima idea registica di base concepita da Mario Santella che si oppone all’estremo verismo del testo per andare verso una concezione, anche dal punto di vista recitativo, più estesa e metaforica.
Da segnalare, su tutte, la notevole intepretazione di Rita Montes che riesce a tratteggiare con estrema accuratezza il profilo di una donna austera e dominante.
In conclusione: Il Rosario, diretto da Santella, si presenta sia come un’occasione unica per visionare un ottimo testo di Federico De Roberto (autore poco conosciuto che forse dovrebbe essere rivalutato) sia come la possibilità di venire a contatto con un aspetto dell’animo di molti esseri umani che, come ci ricorda Faber in una sua nota canzone, «…sanno a memoria il diritto divino ma scordano sempre il perdono».

Gennaro Monforte

Foto di scena: Andrea Falasconi

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IL ROSARIO
di Federico de Roberto

dal 5 al 15 gennaio al teatro De Poche

 

CON
Rita Montes
Lorena Bartoli
Elisabetta Bevilacqua
Angela Rosa D’Auria
Imma Durazzo
Nunzia Durazzo
Alessia Esposito
Claudia Paglione
Fabiana Sera

 

REGIA
Mario Santella

 

COLLABORAZIONE REGIA: Vittorio Adinolfi

SCENOGRAFIA: Flaviano Barbarisi

LUCI: Arturo Scognamiglio

COSTUMI: Marina Mango

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