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Anna Maria Guarnieri porta in scena la vita della più rinomata attrice italiana raccontandoci l’Italia ed il teatro.

Una vita, la sua, ripercorsa in una notte. Piegata dalla febbre e dalla tosse che il suo polmone malato le provoca, chiusa in una stanza d’albergo come tante a Pittsburgh, Eleonora Duse è sola con i sui pensieri. I suoi ricordi. I ricordi di una vita dedicata  al teatro, alla figlia Enrichetta, all’amore per gli uomini incontrati dai quali ha ricevuto talvolta ricambiato affetto ma anche, in taluni casi, profonde sofferenze.

Figlia di attori girovaghi, di origini semplici e contadine, Eleonora, abbandonata sulla poltrona, non può dimenticare quando a quattordici anni ricoprì il ruolo di Giulietta, lì a Verona, e rivivere a memoria quella che fu la sua interpretazione; così come non può dimenticare quando all’alba, in una Venezia semideserta, incontrò il giovane D’Annunzio a cui, tra alti e bassi, restò legata  a lungo in un rapporto non solo sentimentale, ma anche artistico.

E poi le tourneè, i viaggi in Europa, i debutti, le prove, la guerra: in un monologo ininterrotto, dove al delirio si alternano dolci ricordi, dove a momenti in cui il corpo, logoro e consumato, sembra cedere, si susseguono ultimi gesti di vitalità e forza, l’attrice tra le più importanti della fine dell’800 ed inizio ‘900, e magistralmente interpretata da Anna Maria Guarnieri, racconta di sé e di ciò per cui ha vissuto senza mai risparmiarsi, e attraverso se stessa racconta della figura del teatrante. Del nomadismo inevitabile a cui è soggetto, della solitudine in cui si ritrova una volta spentesi le luci del palcoscenico. Ascoltando le sue parole, sembra quasi ascoltare le parole di un attore di oggi: forte è l’attualità dei sentimenti condivisi, così come lo sono le preoccupazioni, i tormenti, la stanchezza.

«Non sapendo come fosse e come recitasse veramente – spiega la Guarnieri – mi sono ispirata alle sue lettere, uniche testimonianze dirette della sua vita. L’incontro scenico con questo personaggio comporta terrore, divertimento, piacere e sfida». E ciò che ritorna al pubblico dal suo studio sul personaggio, è l’idea di una donna forte e vulnerabile, che è anche e soprattutto attrice, a cui il teatro ha regalato successo e gloria ma anche negato molto. Una donna sofferente, che sente la fine avvicinarsi ma che, protagonista delle ultime repliche del suo ultimo spettacolo, non rinuncia a dire ciò che pensa e a gridarlo a chi la ascolta, invisibili e sempre diversi interlocutori di un flusso di parole e stati d’animo che non trova fine.

«I teatri devono restare aperti, sempre aperti, come le chiese», afferma la Duse e nelle sue parole si scorge – sì – il suo attaccamento, anche fisico, materiale, al teatro che avverte come la sua casa, il guscio all’interno del quale soltanto può trovare riparo e consolazione, ma soprattutto sembra scorgersi un appello più universale, senza tempo e luoghi precisi in cui essere collocato, ma che oggi più che mai, alla luce delle condizioni in cui l’Arte versa, acquista un valore che non può e non deve lasciare indifferenti.

Del resto, ripercorrere la vita e la carriera di Eleonora Duse, significa ripercorrere la storia dell’Italia e della sua cultura, i suoi fallimenti  e le sue vittorie, e ricordare e far rivivere il passato significa invitare ad avvicinarsi ed affrontare il presente con spalle più forti, con maggiore consapevolezza, lasciando che sia una attrice come Anna Maria Guarnieri, diretta da Maurizio Scaparro su testo di Ghigo De Chiara, a consegnare con eleganza agli spettatori di un affollato Ridotto del Mercadante, un’ora di “teatro nel teatro” che avvince ed emoziona, prima di «fare un passo, un piccolo passo… e scomparire».

Ileana Bonadies

 

Eleonora, ultima notte a Pittsburgh

Teatro Ridotto del Mercadante

Piazza Municipio – 80133 Napoli

Tel. [+39] 081 551 03 36 – [+39] 081 552 42 14

Biglietteria [+39] 081 551 33 96

info@teatrostabilenapoli.it

Repliche fino al 15 Gennaio.

 

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