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Il regista Mario Gelardi spiega il suo punto di vista e palesa i suoi dubbi per ora senza risposta.

Cosa ne pensa delle nuove nomine del CDA del Mercadante?

Sono nomine tecniche ed è giusto sia così, perché stiamo parlando di un consiglio di amministrazione. Ora diventa fondamentale che questo cda faccia rispettare lo statuto del Mercadante.

Le nomine sono state anticipate da una riunione al Pan tra l’Assessora Di Nocera e i protagonisti del teatro napoletano, crede nell’utilità di tali riunioni, ovvero la politica ascolta realmente il teatro napoletano?

Le riunioni sono utili, più di quanto la politica si renda conto.

Questa giunta ci ha comunicato una volontà di trasparenza, una volontà di interfacciarsi con gli operatori sociali e culturali che operano attivamente sul territorio.

Questo ci ha fatto ben sperare e più di una volta ci sono stati incontri, più o meno fortuiti, di questo tipo.

Ora però ho una strana impressione. Ho l’impressione che veniamo trattati come bambini capricciosi a cui si dice “sì”, per farli smettere di piangere e non perché ci sia una precisa volontà di ascoltarli.

Così nasce una finta democrazia dal basso in cui si ascolta, si tiene presente, si intavolano raffronti, dialoghi, ma che non hanno alcuna conseguenza pratica.

L’Assessora Di Nocera ha dichiarato che Luca De Fusco dovrà abbandonare una delle sue poltrone di potere, Gelardi crede in ciò?

Vede, ci si accapiglia sempre sui nomi, io non credo sia un problema di nomi ma di regole. C’è da stabilire le regole ed osservarle. Fino a quando non c’è una regola che preveda che non si possa essere  direttori del Mercadante e anche del NTFI, De Fusco sta dove deve stare.

Bisogna avere il coraggio di andare oltre in nomi, questo se la politica è capace a farlo, ovviamente. Bisogna prendersi la responsabilità di pianificare regole di reale trasparenza. Solo per rendere più chiaro il concetto, per esempio, il cda del mercadante dovrebbe restare in carica meno anni,  non ci dovrebero essere direttori di altri teatri come in passato, sia nel cda che nel consiglio artistico (che ora non c’è).

Regole, regole condivise e di buon senso.  Per esempio c’è un problema che il Comune in passato non ha mai voluto affrontare, l’impossibilità di gestire il San Ferdinando con risorse esigue che stanno rendendo quel teatro un edificio abbandonato.

Ma penso anche ai teatri stabili di innovazione della nostra città: ma che vuol dire “stabile di innovazione”? A me questa determinazione di un teatro sfugge, non ne trovo un corrispettivo nei teatri che godono dei benefici di questa denominazione.

Non parliamo poi dei fondi europei, che di volta in volta vengono cambiati di destinazione a seconda di come servano.

Infine mi permetta, continuo a chiedermi come è possibile che l’assessore Miraglia possa continuare a sedere nei consigli di amministrazione di così tante istituzioni culturali. Evidentemente non c’è nessuna regola che lo vieta.

La Redazione

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