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Cronache teatrali dall’«Avanti!», 1916-1920

 

La ragione degli altri di Pirandello al Carignano.

Luigi Pirandello

La casa è dove sono i figli. La convivenza familiare non può essere fondata su meri rapporti sessuali, non può essere fondata sul codice, non può essere fondata sulle idee convenzionali di dovere, non può essere fondata su motivi sentimentali di pietà; un solo legame esiste, elementare e perciò costante e incoercibile, i figli e solo dove sono i figli esiste la casa…

La logica di questo principio (condotta fino all’assurdo: i figli anche se di un’altra donna, la maternità anche se… presa a prestito) sostanzia questi atti del Pirandello. Pirandello abbandona i motivi letterari, i motivi… filosoficidi intrigo e di conversazione drammatica e poggia lo svolgimento dell’azione su un motivo primordiale di umanità, la piú profonda e istintiva. Il dramma si rivela atroce e scheletrico nel terzo atto: sono di fronte due donne, che si contendono una bambina, l’una per difendere la sua maternità, non per conservare un amante: l’altra per avere in casa una figlia di suo marito, apparire a suo marito come madre, e con questa illusione di maternità ricostruire o costruire la famiglia, dare all’amore una moralità. Lotta atroce, crudele, perché la madre dovrà rinunziare alla sua bambina per assicurarle un avvenire, il nome del padre, una ricchezza, una casa; dramma rappresentato senza lenocini oratori, senza sdilinquimenti, senza scene grandiloquenti, e perciò direttamente rivolto a colpire tutte le abitudini sentimentali del pubblico, che reagisce con irti tutti i pregiudizi piccolo-borghesi. Ma il Pirandello è poi riuscito a esprimere il dramma in tutta la sua pienezza? Si ha l’impressione penosa, nei primi due atti, dello stento, del tormento senza uscita, che si adagia nella direzione, nella prolissa insistenza su particolari inutili: il motivo fondamentale è accennato vagamente, non conduce e non indica lo sviluppo dell’azione: il terzo atto appare come una rivelazione troppo cruda, troppo offensiva del… buon gusto e delle buone maniere.

Il dramma non si replica.

(13 gennaio 1920).

 

Antonio Gramsci

 

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