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Gli afroamericani di George Gershwin che vivono di jazz, spiritual e molto altro, calcano le scene del San Carlo con successo.

Il melodramma moderno Porgy and Bess musicato da George Gershwin, su libretto di DuBose e Dorothy Heyward e testi di Ira Gershwin, apre il cartellone del 2012 del Teatro San Carlo (repliche fino al 15 gennaio) dopo la sua ultima rappresentazione nel 1955.

Questa volta, portare in scena l’ambizioso capolavoro è spettato alla Compagnia del New York Harlem Theatre , diretta da William Barkhymer per l’ Orchestra del San Carlo e da Richard Cordova, in veste di direttore associato, per il coro del New York Harlem Theatre. La regia è di Larry Marshall e Baayork Lee, anche autore delle coreografie.

Porgy and Bess non è identificabile come la solita classica storia d’amore tormentata e a tratti dolorosa tra due giovani innamorati ma è molto di più: attraverso i suoi due protagonisti, infatti, l’opera vuole raccontare la vita dei pescatori di Catfish Row, immaginaria strada che si affaccia sul porto della periferia di Charleston, South Carolina degli anni’30, scenografata con grande maestria da Michael Scott. Qui gli abitanti vivono in uno stato di degrado, tra questi Porgy (Kevin Short), storpio dal cuore d’oro, che decide di ospitare in casa sua l’affascinante quanto volubile Bess (Morenike Fadayomi), dopo che il suo compagno e protettore Crown è dovuto fuggire in seguito all’ uccisione, per sua mano, di Robbins, abitante di Catfish Row, durante una partita a dadi.

E’ da questo momento che lo spettatore rimane letteralmente incollato alla poltrona catturato dal racconto e dalla personalità dei suoi personaggi tra cui, certamente, spicca Sportin’ Life, spacciatore eccentrico che tenta in tutti i modi (riuscendoci) di corrompere Bess, vendendole alcol di contrabbando e cocaina chiamata dalla stessa “polvere della felicità”, e invitando Bess ad ad andare con lui a New York per iniziare una nuova vita.

Porgy è follemente innamorato di Bess, la quale si illude di essere cambiata grazie all’amore incondizionato dello storpio dal cuore d’oro, in realtà l’indole di una persona non cambia e appena Bess rivede Crown durante un picnic con altre signore di Catfish Row, viene indotta dallo stesso a fare l’amore con lui  rimanendone nuovamente stregata pur se consapevole che la sua vita con Crown sarà del tutto infelice dato che lui non la ama ma la sfrutta. Porgy si ritrova, così, costretto ad accoltellare Crown pur di riavere Bess.

La polizia, a questo punto, fa irruzione sulla scena e porta via Porgy affinchè possa riconoscere il corpo di Crown dato che nessuno degli abitanti ha voluto dire chi sia stato a compiere l’omicidio: di questo momento ne approfitta Sportin’ Life che, dopo aver venduto la “polvere della felicità” a Bess, le descrive un’ immagine affascinante di come sarebbe la loro vita a New York. Bess, impaurita, si rifugia in casa. Intanto Porgy rilasciato dalla polizia, ritorna tra i suoi amici di Catfish Row ma ad attenderlo troverà un finale imprevisto che lascierà increduli gli stessi spettatori.

Tra i lavori più ambiziosi di Gershwin, di cui contiene alcune delle arie più famose prima fra tutte Summertime, con testo di Ira Gershwin e DuBose Heyward, Porgy and Bess è l’opera americana per eccellenza e la sua innovatività e multirazzialità ne sono il suo punto di forza pur se la critica, anni addietro, la definì  un’opera razzista.

Curate nei minimi dettagli appaiono le scene in continuo movimento al fine di rendere ancora più dinamico lo svolgimento della storia. I costumi  di Christina Giannini sono semplici, come del resto lo sono i protagonisti, ma le tinte pastello che vengono impiegate, creano un meraviglioso effetto  floreale sulla scena. Un plauso particolare merita il Porgy di Kevin Short che recita e canta inginocchiato su un carrellino da non deambulante dimostrando capacità attoriali di alto livello. Sfrontato al punto giusto, invece, è lo Sportin’ Life di Jermaine Smith che dimostra ancora una volta le sue capacità di bravo tenore lirico-leggero.

 

Francesco La Rocca

 

 

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