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Al teatro Mercadante, va in scena una commedia degna della sua definizione.

Siamo al momento finale, i curtain calls come il gergo vuole si chiamino. La compagnia, tutta, saluta e ringrazia il pubblico. Luigi De Filippo, al centro della compagine, guarda i palchetti semivuoti del teatro Mercadante, infastidito dalle luci della ribalta, non dal semivuoto. Poi, con una calma serafica, chiede una pausa agli applausi e ringrazia quelli che “almeno” sono venuti. Accetta la cosa con un magnifico sorriso saturo di tranquillità, raccontando un aneddoto delizioso votato a sostenere il concetto dell’importanza del rispetto allo spettatore come singolo, più che come categoria valutabile in termini numerici.

È un momento interessante perché traspare dalle sue parole la caratura del personaggio.

La verità è che De Filippo è una citazione vivente, nella sua recitazione come, probabilmente, nella sua quotidianità. Lo è e non ne sente il peso, non dà percezione di temere il boicottaggio preventivo derivante da sindrome del confronto da parte di chi lo guardi in scena (eppure le similitudini espressive e comportamentali con suo padre e suo zio, in certi momenti, sono disarmanti). La sua storia teatrale racconta di un percorso variegato ed eclettico nel quale rientra anche, principalmente, l’impegno nella tradizione. Nella sua totalità lo spettacolo non è pretenzioso, ma rispettoso della sua funzione divulgativa.

A cosa servono questi quattrini? di Armando Curcio con riduzione di Peppino De Filippo è palesemente una scelta di genere, nulla vuole nasconderlo. La struttura è tipica della commedia classica napoletana, che in senso generale, e con merito, riconduciamo principalmente alla famiglia De Filippo.

Portata al successo da Eduardo e Peppino, prima al teatro, poi al cinema, rappresentata per la prima volta nel 1940, la trama racconta le vicende di un marchese decaduto volontariamente (interpretato da Luigi), devoto alla filosofia stoica e al disprezzo per i beni materiali, che si impone come spirito guida dei suoi discepoli indottrinandone uno in particolare, Vincenzino, e facendo in modo, con una macchinazione psicologica, che i suoi precetti influenzino e rivoluzionino la vita del giovane in senso antimaterialista senza che lui stesso lo capisca di fatto; ritroverà i suoi problemi risolti alla fine della vicenda senza aver capito come sia accaduto.

Il personaggio del marchese ricorda lontanamente il proverbiale e muto (per scelta) zio Nicola de Le voci di dentro, affermando vigorosamente la tematica della dipartita dall’utilitarismo estremo e dal progresso dell’umanità corrotto dal potere del danaro. Nel finale, forse, il testo si concentra su una funzione troppo didascalica, in forte contrapposizione al piacevole e leggero tono aforistico che impera nel primo atto.

La scelta degli altri interpreti (in ordine di apparizione, Fabiana Russo, Stefania Ventura, Riccardo Feola, Paolo Pietrantonio, Gennaro Di Biase, Vincenzo De Luca, Michela Sibilio, Stefania Aluzzi, Roberta Misticone, Marisa Carluccio) e la loro esecuzione dimostra da parte del regista, lo stesso De Filippo, una scelta ponderata e basata su una profonda conoscenza del genere teatrale e della scuola in cui la commedia in questione rientra.

Che pesi di più l’aspetto ilare o quello riflessivo è una considerazione che si lascia alla facoltà ricettiva del singolo. È indubbio che alla parte testuale, oltre che per una recondita riconoscenza per via della tradizione stessa, vada dato atto di una capacità stimolante di stampo metastorico, abile nel coinvolgimento nonostante se ne prevedano già le vicende e gli esiti.

Repliche fino al 22 gennaio.

 

Andrea Parré

 

TEATRO MERCADANTE

Piazza Municipio – Napoli

Tel. [+39] 081 551 03 36 – [+39] 081 552 42 14

Fax [+39] 081 551 03 39

Biglietteria [+39] 081 551 33 96

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