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Un triste episodio colpisce il teatro di De Filippo ed induce alla riflessione.

Spettacolo con finale a sorpresa quello andato in scena lo scorso venerdì al Teatro San Ferdinando quando durante la rappresentazione di Le bugie con le gambe lunghe con Luca De Filippo un gruppo di ragazzi è arrivato in platea con fare minaccioso al grido di “Qua comandiamo noi”.

Dopo l’iniziale sgomento in sala e sul palco, alla fine lo spettacolo è continuato ma il rammarico e la tristezza tarderanno a scomparire dal cuore di chi è affezionato a quel teatro, così ricco di storia, la cui fondazione si presume risalga addirittura al 1790 per opera di Ferdinando IV, e così al centro della città ma allo stesso tempo così lontano dal cuore dei napoletani.

Tanti dei nomi che hanno fatto la storia del teatro napoletano e non solo, hanno calcato le scene del San Ferdinando fino a quando la seconda guerra mondiale non ne distrusse le mura e l’indifferenza della gente lo trasformò in un cumulo di macerie; l’amore di Eduardo De Filippo per il teatro, ciò nonostante, è riuscito a risollevarlo riportandolo agli allori eppure, oggi, si è di nuovo alle prese con l’indifferenza della gente che lascia che un Teatro così simbolico per la città di Napoli venga ancora una volta sommerso dall’indifferenza. L’indifferenza di chi gioca incurante a pallone nello spazio antistante l’ingresso, di chi vive a due passi da quello che fu il camerino di De Filippo e forse non sa neanche che è stato distrutto, di giovani che non sentono affatto proprio un simbolo importante della realtà teatrale napoletana.

Dinanzi a tutto ciò, fuggire non si deve e non si può, così come non bisogna lasciare spazio alla rassegnazione rendendosi complici della morte del San Ferdinando: occorre, piuttosto aprire le porte a chi le vuole sfondare per incuria e negligenza a suon di pallonate ed invitare tutti ad entrare dimostrando, così, che la città ed il teatro sono un unico spazio. Uno spazio dove vanno in scena attori e non attori in una giostra di sentimenti ed emozioni che risolleva lo spirito, regala un sorriso e aiuta a vivere meglio.

Irene Bonadies

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