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Ripartire dal Teatro per rivalutare l’intero quartiere e far sentire i napoletani orgogliosi della casa di Eduardo: ecco la soluzione di De Filippo e Di Nocera.

A seguito dell’increscioso episodio al San Ferdinando sia Luca De Filippo, protagonista sulla scena durante il “raid”, sia l’assessore Di Nocera palesano le proprie perplessità sulla attuale relazione tra il Teatro San Ferdinando e i napoletani. Entrambi sostengono che bisogna ripartire dal teatro, e che il San Ferdinando insieme a tutto il quartiere debba essere coinvolto in un processo di riqualificazione che deve vedere coinvolti sia l’assessorato alla cultura del Comune di Napoli che il direttore del Teatro Stabile di Napoli, De Fusco. Ma soprattutto, sottolinea De Filippo, ciò che è importante è risvegliare l’amore dei napoletani verso il teatro di Eduardo, che proprio alle persone e al quartiere affidava il teatro da lui rilevato nel 1954. Lungi da lui quindi l’idea avanzata da qualcuno di “chiudersi dentro” o peggio ancora andar via, come consigliava lo stesso padre ai giovani napoletani, ma anche quella di farne un caso. Ben venga, invece, una riflessione su cosa si può fare a partire, ad esempio, da una programmazione mirata proprio al coinvolgimento del quartiere oppure progetti di formazione e laboratori teatrali ed iniziative che coinvolgano anche i bambini e a tal fine, spiega la Di Nocera, c’è l’intenzione di dirottare parte dei fondi europei che la regione ha attribuito alla Fondazione Campania dei Festival al progetto San Ferdinando.

Avvalorata pertanto l’idea già lanciata proprio da queste pagine, che le porte del teatro debbano essere aperte per far sì che non vengano sfondate da chi pretende di comandare in un luogo che già gli appartiene. Il Teatro deve essere riconosciuto dal quartiere e da tutti i napoletani come un luogo accessibile e fruibile, un luogo che sa come interagire con tutti senza sofisticherie e falsi intellettualismi e col quale ognuno sa identificarsi.

A questo punto viene da domandarsi, però, perché si è aspettato fino ad ora, perché è stato necessario un evento del genere per avvertire la necessità di mettere meglio in relazione il San Ferdinando e i napoletani: risvegliare l’amore dei napoletani verso la propria città e ciò che nella stessa esiste e si fa, dovrebbe essere l’obiettivo di tutte le politiche culturali e non solo, tenendo conto che questo molti degli operatori sociali e culturali a Napoli sono già impegnati a farlo ed il loro lavoro dovrebbe solo essere riconosciuto e valorizzato.

Irene Bonadies

 

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