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Una donna, la sua vita, le sue emozioni, i suoi dolori: Nunzia Schiano porta in scena la fragilità del mondo femminile.

I sentimenti come gli oggetti. Entrambi inesorabilmente messi all’asta. Esposti, vagliati e, infine, lasciati che passino da un proprietario all’altro. Ma come si fa ad impossessarsi di un oggetto appartenuto ad altri? Come si fa a rubare un uomo sposato ad un’altra donna, dopo 25 anni di matrimonio e tre figli? È quanto si domanda incessantemente, senza trovare una risposta che la soddisfi, che la plachi nel dolore per la perdita subita, Stephanie, la protagonista della nostra storia. Insegnante di letteratura inglese, persona colta che ama spesso citare nel parlare gli autori letti e studiati nel corso della sua vita, madre e moglie, nello scorrere di una normale esistenza che non lascia presumere sobbalzi, imprevisti, si trova costretta ad affrontare, invece, all’improvviso, un abbandono: quello del marito. Ed un film a ritroso, che ripercorre tutta la loro storia sin dal primo incontro, allora, ha inizio, le si staglia dinanzi agli occhi, nei ricordi e, tra risa e pianti, si fa parole cattive, piene di odio e risentimento verso colei, l’altra, che ne ha determinato la fine; ma anche verso il suo stesso compagno, in fondo non perfetto, non brillante, non simpatico come inizialmente immaginava, come aveva intuito nel corso degli anni, ma che mai avrebbe abbandonato ciò nonostante.

Tratto dagli one-women plays di Arnold Wesker, Sentimenti alla’asta, diretto da Niko Mucci ed interpretato con spessore e veridicità da una intensa Nunzia Schiano, è il viaggio nella mente di una donna, nella sua psiche, attraverso le sue fragilità, i suoi pensieri, il flusso di emozioni molteplici e diverse che la animano. E’ il racconto di un sentimento che svanisce e si trasforma in lacrime, in mancanza di voglia di vivere, di uscire, di rapportarsi con gli altri fino al momento in cui non prevale la decisione di reagire, di spogliarsi del pigiama, rivestirsi e ritrovarsi in strada, partecipe di un’asta nel cortile che determina solo, però, altri pensieri, altre riflessioni. E’ una caduta seguita dal tentativo di risalire, di superare lo squarcio, di non caderci dentro.

E, consapevole il regista della fragilità del mondo che si accingeva ad indagare, precisa è stata la sua volontà di creare per l’artista non una «gabbia rigida, ma suggestioni di percorso, proposte di riflessione alla ricerca di un equilibrio possibile e sperimentale, fra due linguaggi uno puramente visivo, l’altro pienamente teatrale, entrambi di forte valenza espressiva».

Protagoniste sul palco insieme alla Schiano, le immagini, disegnate al momento, mentre la storia scorre, di Sissi Farina, “di-segni trepidanti che si svelano senza inganni, prima di poter essere alterati da un’intenzione che non sia quella del tracciare un fremito pulsante”. Ed è proprio all’ultima immagine che è affidato il compito di aprire, in tale buio, un varco, perché la luce, seppur flebile,  possa filtrare e consegnare, così, alla storia un finale che contempli la speranza.

Così come impregnata di speranza e fiducia è la dedica che Nunzia Schiano, spentesi le luci, dedica dal palco alle donne lavoratrici dell’OMSA e alla battaglia che stanno conducendo in queste ore per la difesa dei propri diritti e a cui, anche la sottoscritta, non può non esprimere piena e completa solidarietà.

Ancora in scena stasera alle ore 18 al Teatro Area Nord.

 

Ileana Bonadies

 

Teatro Area Nord

Via Nuova Dietro La Vigna 20 – Napoli

Info:
081 195 71 331  – 081 585 10 96
e-mail: liberascena@libero.it

 

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