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David Larible, il clown più famoso al mondo, in scena al Teatro Bellini.

Lo so, le recensioni degli spettacoli non si scrivono in questo modo. Ma per questa volta capirete. Capirete che andare al Teatro Bellini di Napoli e vedere in scena il clown più importante e famoso del mondo non è qualcosa che uno spettatore dimentica facilmente. David Larible, italiano, veronese. Eccellenza del made in Italy. Prima di raccontare, descrivere, lo spettacolo Il clown dei clown proviamo a raccontare chi è David Larible. Fa parte della settima generazione di una famiglia circense imparentata con i notissimi Travaglia. È uno che si è fatto le ossa sul campo, partendo dal basso, osservando, fiutando, rubando il mestiere a mostri sacri dal naso rosso. È vincitore del clown d’oro di Montecarlo, del trofeo Grock. È uno che porta in un solo week-end 120.000 spettatori al Madison Square Garden. È uno che è arrivato a Napoli ed ha trovato a stento una platea piena.

Succede spesso che quando si recensiscono spettacoli si è accompagnati. Succede spesso che l’accompagnatore alla fine dello spettacolo lanci sguardi obliqui, del tipo “la prossima volta non vengo”. Succede, ma non questa volta. Perché che probabilità ci sono che il clown definito dalla stampa mondiale l’erede del grande Olev Popov, utilizzi per le sue gag sul palco recensore e accompagnatore? Poche, ma può succedere. Credo che mai come questa volta ho avuto l’occasione di giudicare uno spettacolo dall’interno, dal palco stesso, facendovi per pochi minuti parte.

Davide Larible, insieme al pianista tedesco Stephan Kunz e al pagliaccio catalano Gensi, mette in scena la storia di un semplice inserviente, di quello che sale sul palco quando non c’è più nessuno, per spazzare, per lavare. Racconta la storia di un inserviente che si trasforma in un pagliaccio. Il livello artistico e comico e il coinvolgimento emotivo che ne consegue, è altissimo. Risulterebbe banale, a parere di chi scrive, raccontare o analizzare gag spettacolari, gag che con l’utilizzo di pochi e semplici strumenti mettono in scena entusiasmo e gioia. Gag che fanno largo uso del coinvolgimento diretto di spettatori e spettatrici.

È da vedere, Larible è da vedere. Se il lettore ritiene emotivamente troppo coinvolto colui che si appresta a pigiare la tastiera del pc per concludere questo articolo, non posso far altro che dargli ragione. Perché Larible teletrasporta in un era carnevalesca, circense, che abbiamo dimenticato, che crediamo lontana, profondamente lontana. Un distacco netto dai problemi del mondo. Senza battute squallide, senza parlare, ci fa dimenticare del caro gasolio, della Concordia, del BTP, dello spred. Gli basta un pò di cerone bianco, un naso rosso e un grigio vestito largo, per trasformare un palco in un mondo senza tempo.

È un artista a tutto tondo che, mescolando musica e azioni, conquista grandi e piccini. Non un semplice clown un pò buffo ed impacciato, ma un moderno Charlotte che sa suonare più di sei strumenti musicali, cantare canzoni di Benigni e Chaplin, un mago, un giocoliere, uno che nel sangue ha il circo.

«Mamma mia»ripeteva continuamente in scena Gensi. E io chiudo con le stesse parole: «Larible, mamma mia!».

Rosario Esposito La Rossa

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