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Tornano sulle tavole del palcoscenico del Teatro Civico 14  i “Virus Teatrali”  con un atto unico di Molière.

In quest’ ultimo fine settimana di Gennaio il Teatro Civico 14 di Caserta ha accolto con il tutto esaurito, il nuovo spettacolo dei “Virus Teatrali” e delle “Pecore Nere”: Le preziose ridicole ovvero La prova di Furfantino.
Una nuova impresa per l’autore e regista napoletano Giovanni Meola, cimentatosi fino ad ora con testi scritti esclusivamente da lui stesso, con due  novità nella rappresentazione: un nuovo  genere (è la prima volta che affronta una commedia) e la scelta di un maggiore numero di attori presenti in scena (per la precisione sei, raramente lo stesso Meola ha lavorato con più di tre attori contemporaneamente).

Tutto ha inizio come se fosse un gioco tra bambini, bambini che danno spazio all’animale che è in ognuno di loro ed è proprio  in questa specie di “allegra fattoria” che un gruppo di giovani attori decide, sotto la guida di un capocomico (Enrico Ottaviano), di provare a mettere in piedi uno dei primi atti unici di Molière cimentandosi nella ripartizione dei ruoli, dei versi e dei costumi.

Seguendo un ordine naturale, proprio attraverso il gioco, questi bambini-attori si divertono tra di loro, facendosi scherzi, boccacce e dispetti e tutto questo dà ritmo allo spettacolo che, sebbene appaia chiaramente rodato e consumato, non risulta essere mai banale né tantomeno finito od arrivato. La sensazione dello spettatore, piuttosto, è quella della continua scoperta: con dei “bambini” in scena tutto è possibile ed imprevedibile, infatti non sembrano mai sei persone che si alternano solamente, bensì dodici e – perché no, – a volte anche di più; stesso discorso per lo spazio che, riempito completamente dalle loro uniche azioni, diventa pieno e profondo, per nulla compresso dalle quattro mura.

Passando al setaccio il testo, chiaro è il riferimento alla nostra contemporaneità, personaggi come Magdelon e Cathos incarnano evidentemente la gioventù dei nostri giorni, persa a rincorrere miti fatui ed insulsi. Ci sono sicuramente passaggi dove, a causa del testo, lo spettatore corre il rischio di perdere il filo, ma lo stesso sapientemente viene ripreso “al volo” da Furfantino: il sempre brillante Luigi Credendino, che grazie alla sua poliedricità rende la parte centrale dello spettacolo più viva, più comica e quindi meno noiosa.
Sicuramente per altri aspetti, è differente l’intento del regista, il cui  scopo è chiaramente spingere lo spettatore ad una riflessione su quello che è un parallelismo tra ciò che succedeva allora e quello che accade oggi, cogliendo le molte similitudini che caratterizzano la nostra società piccolo borghese così come quella passata, la cui aspirazione massima era addentrarsi nella nobiltà di allora (che invece cominciava proprio a decadere).

Anche questa volta Meola riesce a dare linfa al proprio teatro civile, attingendo dal repertorio tradizionale del teatro europeo, attraverso una rilettura più semplice e veloce  che rende il tutto leggermente più astratto.

Consiglia Aprovidolo

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