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Il critico Giulio Baffi, nel suo blog su QP, si sofferma a riflettere sul Forum delle Culture 2013 ponendosi interrogativi al momento senza risposta.

Che pasticcio! Leggo, ascolto, cerco di farmi un’idea di cosa hanno mai in testa i nostri politici responsabili di quel misterioso oggetto chiamato “cultura”. Tempi difficili, a leggere quel che accade in casa Teatro Stabile, in casa Campania dei Festival, in casa Napoli Teatro Festival, in casa Forum delle culture. Insomma nei condomini dove si spende e si spande praticamente senza rendere conto di quel che si compra e di quel che si vende. Nomine che s’intrecciano, dimissioni che si accavallano, consiglieri senza storia e memoria, politici che diventano esperti di tutto e finti esperti che vanno in giro a piazzare e ad acquistare rimasugli da retrobottega per portarli da noi come fossero l’ultima invenzione interplanetaria che costa un po’ troppo ma è un affare. Roba da magliari insomma.

Fermiamoci per un momento al “Forum delle Culture 2013”. Cosa doveva essere? Cosa dovrebbe essere? Cosa sarà questo “evento mondiale” che da un po’ di anni svolazza sulle nostre teste? Cerco di capire chi ha fatto/sta facendo/intende fare come si dice a Napoli il “pacco” ed a chi. A noi certamente, ché quattro anni or sono ci è stata promessa una strepitosa iniziativa culturale che avrebbe lasciato segni grandi e futuri nella città. A Barcelona, dicevano amici certamente maligni, era stato un mezzo flop, ma qui da noi denaro a fiumi e iniziative di livello interplanetario. Il tempo passa e assistiamo ad una delle più incredibili sarabande di incapacità politicoculturali. Scippi ed espropriazioni di cariche con trasversali pulsioni ed accordi sopra e sottobanco. Si arriva alla nomina che più alta e nobile e competente non si potrebbe: quella di presidente a Roberto Vecchioni che incomincia storto assicurando partecipazioni “gratuite” degli artisti napoletani e “a pagamento” per quelli “stranieri”. Ci si incarognisce sulla discussione del compenso, come se il valore del lavoro di un artista debba essere discusso dalla plebe invidiosa e dai nobili che l’elargiscono. Ma “il meglio del meglio” si deve pagare. E dopo tre mesi di vergognose diatribe il Vecchioni getta la spugna. Non sapeva, non credeva, che Napoli può essere un tranello. Meno male che se ne è fuggito in tempo altrimenti magari finiva pure in galera. Da quel giorno la farsa non ha limiti. Tutto e il contrario di tutto. L’altissimo livello mondiale di competenza si abbassa all’onesta figura del direttore Marotta. Che però ancora non ha firmato uno straccio di impegno. Chi farà cosa? Ombre misteriose girano il mondo in cerca di “grandi eventi”. Incaricate da chi? Nessuno sa niente. Il “Comitato scientifico” tira fuori i percorsi tematici che sono come l’acqua fresca. Tanto per poter mettere una foglia di fico da qualche parte rimasta scoperta. La Regione taglia i fondi del suo impegno, la Provincia si sfila. Meglio forse ridurre il tempo e la portata del Festival, suggerisce prudentemente qualcuno. Ma il sindaco De Magistris rilancia e ci annuncia che il Festival non subirà modifiche e riduzioni, anzi “sarà più bello e importante ancora, anche grazie all’impegno economico di privati”. E dove li teneva nascosti questi privati illuminati pronti a tirare fuori i soldi per pagare un probabile flop economico oltre che culturale? E perché mai questi illuminati privati non intervengono per dare lustro al Teatro Stabile che agonizza, al San Carlo che vive di faticoso splendore? E il Comune continuerà a pagare “a trentasei mesi”? E quando si deciderà la Regione a saldare i suoi debiti come hanno chiesto oggi durante il loro poetico sit-in gli operatori creditori ridotti in miseria? E che spazio dovrebbero avere le iniziative di spettacolo in tanta confusione?

Perché mettere in bilancio una bella sommetta per portare a Napoli spettacoli inevitabilmente raccogliticci visto che di “grandi avvenimenti” non se ne possono inventare in pochi mesi, e visto che a Napoli di iniziative di spettacolo che ne sono parecchie e le imprese intanto agonizzano? Il 2013 è praticamente domani e, come si dice a Napoli, “qua il fatto si fa cacaglia”.

Giulio Baffi

 

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