Manlio Boutique

La commedia di Schmitt rivisitata dal regista Maggi indaga su verità apparenti e ricordi persi in un crescendo di suspense.

Piccoli crimini coniugali, scritto nel 2003 da Eric-Emmanuel Schmitt, è un testo oramai molto rappresentato per la sua ottima drammaturgia che analizza, nel particolare, i meccanismi che sono alla base del rapporto di coppia mettendo in evidenza tutte le piccole falle che inevitabilmente si vengono a creare in tanti anni di vita insieme; tutto ciò in maniera estremamente graduale, con colpi di scena e ribaltamenti continui fino ad arrivare alla “vera verità” dei fatti.
La versione messa in scena al teatro Bellini, per la regia di Alessandro Maggi, vede protagonisti Elena Giusti e Paolo Valerio: un uomo ha perso la memoria a causa di un trauma, una donna che dice di essere sua moglie lo accompagna, di ritorno dall’ospedale nel quale è stato fino a quel momento ricoverato, nel loro appartamento per dargli modo di riacquisire i propri ricordi, scatenando però, da questo momento, una serie di litigi e riavvicinamenti che porteranno alla risoluzione della vicenda con la scoperta dei reali accadimenti della sera del trauma.
Per quanto si attenga quasi fedelmente al testo di Schmitt (risulta tanto comprensibile la scelta registica di effettuare qualche taglio al testo quanto incomprensibile la decisione, del tutto ininfluente, di cambiare i nomi dei personaggi) lo spettacolo, in questa versione, viene diretto conferendogli maggiore veemenza: entrambi i personaggi risultano reciprocamente aggressivi e ambigui sin dall’inizio. Questo, purtroppo, porta a svelare troppo presto il finale verso cui tende la vicenda e rende quindi vano il continuo beccarsi dei due coniugi in quanto crolla il colpo di scena finale.
Molto ambigua anche la scelta della scenografia che tende verso un’essenzialità che però, per il tipo di messa in scena, viene a sfaldarsi dalla (purtroppo obbligata) presenza in scena di un arredamento minuziosamente curato, fondamentale allo svolgersi della rappresentazione.
Un punto a favore, invece, è certamente l’interpretazione di Elena Giusti che riesce ad essere naturale e a mostrare tutta la fragilità di una donna rosa dalla gelosia e dalle sue colpe.
Nel complesso, dunque, uno spettacolo che certamente potrebbe dare di più essendo aiutato da un’ottima drammaturgia ma che, agli occhi di chi scrive, risulta purtroppo penalizzato da una regia non troppo felice e convincente che punta anche su un fastidioso, inutile ed eccessivo spezzettamento in mini-scene divise da un jingle introduttivo con cambio luci.

Ultima replica domenica 25 marzo.

Gennaro Monforte

 

Teatro Bellini

Via Conte di Ruvo, 14 – Napoli

Tel 081 549 12 66

http://www.teatrobellini.it

 

Print Friendly

Manlio Boutique