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Torna a Napoli il film documentario su una delle coreografe e performer più sensibili del Novecento

La visione di Pina 3d lascia completamente incantati dalle scene e dalla sensibilità interpretativa di chi si è visto danzare e raccontare. Nelle ore successive, quasi impossibile è fare a meno di parlarne ripensando a ciò a cui si è assistito: le scene continuano a scorrere davanti agli occhi insieme agli sguardi di chi ha preso parte del mondo di Pina Bausch. Un mondo fatto non solo di teatro danza, ma di ricerca di se stessi, del proprio modo di esprimersi e di danzare per sé e per gli altri.

Wim Wenders, regista del film documentario, infatti alterna i momenti di danza a quelli della testimonianza a volte silente a volte commossa di coloro che fanno parte della Compagnia di ballo del Tanztheater. Sono ballerini, performer che appartengono a varie tradizioni e culture ed hanno età differenti, ma nonostante ciò l’idea che trasmettono è quella di essere un gruppo unito che vive e danza insieme. Quello che colpisce, in particolare, è il loro parlare della coreografa tedesca sempre con un tono intimista, legato al personale ed al presente, senza mai usare verbi al passato proprio perché lei è avvertita ancora tra di loro.

Anche lo sguardo di chi non parla sembra trasmettere questa impressione, e la scelta del regista di non far doppiare il film, per cui si sentono le voci originali e nella loro lingua madre, sottolinea con forza questo aspetto contribuendo maggiormente a far trapelare le emozioni personali di ognuno.

Emozioni che a loro volta si fondono con quelle trasmesse da Cafè Müller, Le sacre du Printemps, Memoires du futur, Lillies of the Valley, solo per citare alcune delle coreografie danzate nel film, ed in cui vi si nota una sensualità, nel senso di corporeità, libera e spontanea che ritrova se stessa nel movimento.

Prevalentemente si tratta di scene girate in ambienti naturali o urbani, come la metro, un lago o un giardino. Altre, invece, sono ambientate in teatro, dove comunque spesso ricorre l’elemento naturale come ad esempio l’acqua.

Grande interprete della realtà circostante, dei rapporti divergenti tra uomo e donna, Pina Bausch ne dà voce attraverso la danza; e così come un poeta si esprime con le parole, un musicista con le note ed un pittore con le forme ed i colori, lei ci riesce con passi di danza naturali e semplici.

Ultima nota da aggiungere è che Wenders cominciò le riprese del documentario nel 2008 per poi doversi interrompere a causa della morte della coreografa. Questo, naturalmente, rende ancora più toccante il film soprattutto se si pensa che tutte le testimonianze sono state raccolte a distanza di poco tempo dalla sua scomparsa. E proprio questo, forse, è il motivo per cui più che spettatori di ricordi passati, sembra davvero di assistere al racconto di un’esperienza ancora presente.

Il film documentario sarà proiettato lunedì 2 aprile e martedì 3 aprile al Cinema Teatro La Perla, sito in via Nuova Agnano n. 35, Napoli.

 

Turni di proiezione:

Lunedì ore 17:00; 19:15; 21:30

Martedì ore 18:15; 21:00

 

Per info:

081 5701712

info@cineteatrolaperla.it

 

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