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Filastrocche, sorprese e giochi di parole per divertire i piccini raccontando la realizzazione di un sogno.

I burattini di Antonello Furmiglieri chiudono gli appuntamenti domenicali al Teatro Stabile d’Innovazione Ragazzi Le Nuvole, ma anche letteralmente le porte di quello che per più di vent’anni è stato il teatro dell’Edenlandia. Ce lo comunica con grande sobrietà la direttrice Morena Pauro poco prima che lo spettacolo abbia inizio. Il prossimo settembre la cooperativa, che pure è già inserita in altre differenti realtà e che continuerà a proporre altrove la sua offerta spettacolare di aprile per grandi e piccoli, sarà costretta a sfrattare definitivamente dalla sede di Viale Kennedy (probabilmente a causa dell’onda anomala generata dal fallimento della “Park and leisure”, la società che ha gestito per anni il famoso parco di divertimenti napoletano e lo zoo). La notizia lascia di stucco qualche mamma ma risparmia i bambini già eccitati alla vista del teatrino a forma di grande e sorridente Pulcinella che ha sostituito la scena vera a propria.

Lo spettacolo di burattini è stato pensato e realizzato nei minimi particolari per rispondere al gusto dei più piccini. Si rivolge infatti ai bambini a partire dai 3 anni d’età, ma, oltre ad una minoranza di genitori, in sala sono presenti anche bambini di quattro e cinque anni e un bel gruppo di seconda elementare che si è riunito a teatro per festeggiare il compleanno di una loro compagna. Ed è, in effetti, uno strano clima da festa istituzionale quello creato dalla trionfale musica di apertura, subito deriso dalle prove microfono di un Pulcinella ancora nascosto. I bambini cominciano ad interagire con il pupazzo prima ancora che si manifesti per intero, quando è appena solo la linguetta bianca del suo cappuccio a fare capolino dalla bocca della scena. Risulta una scelta “didatticamente” significativa quella di costruire un teatrino a forma di Pulcinella in cui è proprio la bocca a fare da scena. La bocca di Pulcinella da cui si affaccia la storia della maschera napoletana sembra rivolgere un invito implicito alla comunicazione verbale proprio agli spettatori più piccoli, a quelli che stanno vivendo un momento importante dello sviluppo (i tre anni appunto) in cui si cominciano a formulare frasi vere e proprie e si può a narrare una storia. Una storia semplice naturalmente, fatta di vicende insieme quotidiane e fantastiche, come quelle che vive il pulcinella di Antonello Furmiglieri, prima alle prese con un oste a cui non ha pagato il pasto consumato, poi con il brigadiere siculo chiamato dall’oste per ottenere giustizia, infine al castello di un orco–mago che gli permette attraverso l’intervento di un piumino fatato di tornare a casa dalla sua Palummella. Così, al di là dell’arte del burattinaio capace di creare e disfare luoghi, situazioni e relazioni solo attraverso il gioco sapiente ed esperto delle mani, è l’uso della voce e della parola a realizzare la vera magia. La voce che si trasforma di personaggio in personaggio e modella un linguaggio italo-napoletano e talvolta (nel personaggio del brigadiere) italo-siciliano, si presta ad un continuo gioco tra la scena e il giovane pubblico in sala; un gioco fatto con le parole, il loro suono e il loro significato, che utilizza di volta in volta il ritmo della poesia, della filastrocca, della canzone e anche della balbuzie, per compiere la vera magia dell’animazione. I bambini seguono incantati questa danza di voci e mani travestite che raccontano le disavventure del furbo e maldestro personaggio. La loro partecipazione alle vicende è continuamente sollecitata in modo da essere funzionale allo sviluppo della storia. I bambini si prestano divertiti a fare da coautori: aiutano Pulcinella a scappare dall’oste e a riconquistare, con una canzone, Palummella indispettita; chiamano a squarciagola il dottore per curare il brigadiere bastonato; ricordano a Pulcinella la formula magica che gli permetterà di volare via col suo piumino dal castello dell’orco; e chiudono lo spettacolo “leggendo” insieme a Pulcinella e a Palummella la parola “Fine” trascritta su di un cartello.

La buffa epopea si conclude naturalmente a lieto fine e lascia anche gli adulti piacevolmente rilassati e divertiti, inconsapevoli, probabilmente, di avere assistito non solo ad uno spettacolo per bambini ma ad un piccolo frammento ancora vivo di un’arte antica che ha fatto la storia del teatro italiano.

Stefania Nardone

 

Le Nuvole teatro stabile di innovazione ragazzi – Napoli
Tel. 081 239 56 53/66 (feriali 9.00 – 17.00)

 

 

 

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