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In scena al teatro Sancarluccio il viaggio da Napoli a Treviso di uno dei tanti meridionali in cerca di una vita dignitosa.

Intercity plus: la Via Crucis di un povero Cristo si snoda su un itinerario agevole da percorrere, un calcio di rigore, situazione abbastanza favorevole. I motivi di reale interesse si fermano alle premesse, il titolo innanzitutto, e l’analogia di un viaggio dal meridione verso il nord, in cerca di fortuna, che ricalca, simbolicamente, il percorso compiuto durante la Via Crucis. Ma il parallelismo calcistico prosegue, perché un rigore, per quanto situazione compiacente, nasconde grosse insidie. Insidie che nel caso specifico giungono tutte all’obiettivo. Perché se l’argomento di un’Italia divisa, di uomini costretti ancora a divenire emigranti, se in generale la rabbia meridionale è tematica fertile che gode di riscontri numerici ampi, è vero anche che il rischio di incappare nel già detto è altrettanto alto.

Intercity plus vive di alcuni momenti, comincia con una premessa importante, la rabbia di una generazione che ha smesso di ringraziare la propria terra solo per abitudine, per la bellezza che in lei sarebbe insita e che dovrebbe dunque purificarla automaticamente da chi la divelle, chi le manca di rispetto. Una terra è fatta, anche e soprattutto, di chi la abita e l’invettiva iniziale del protagonista, che si appresta ad un viaggio su un Intercity sporco, diretto a Treviso, è rivolta a chi quella terra non l’ha rispettata, ai suoi predecessori che ci hanno sputato sopra. La sua croce è l’eredità che si porta sulle spalle, senza averla chiesta. La trasporta, sotto forma di angoscia, lungo quattordici fermate di treno.

Ma l’accenno iniziale non trova riscontri nel suo prosieguo: lo spettacolo si dissolve in una sequenza di luoghi della memoria (che poi sono luoghi comuni) coi quali si ammicca al pubblico.

A intervalli, di tanto in tanto, c’è qualche fascio di luce, drammaturgico e visivo, ma sono piccoli barlumi. È evidente che l’autore Carmine Borrino, anche protagonista, possa vantare una buona inventiva, ma è stato forse carente, in questo frangente, di una capacità drammaturgica tale da permettergli di esprimere il dramma di una vita precaria nella sua totalità, senza l’uso di troppe parole. Per effetto contrario si è caduti nella trappola della pletora, il troppo ha schiacciato, sotto il suo peso, la natura buona della pièce. E quando si dicono troppe cose, la maggior parte di esse si rivela superflua.

Così i quattro personaggi (Carmine Borrino, Rosario D’angelo, Noemi Coppola e Anna Moriello), di cui non si può parlare negativamente, vengono calati in una situazione che di teatrale non ha molto, impedendogli, a tutti gli effetti, di mostrare le loro reali capacità

In scena sino a sabato 7 aprile.

 

Andrea Parré

 

Teatro Sancarluccio

Via San Pasquale a Chiaia, 49 – Napoli

Info e prenotazioni: 081 40 5000 – 347 101 2863

http://www.teatrosancarluccio.com

Via San Pasquale a Chiaia, 49 – 80121 Napoli

Tel. 00.39/081.405000 Fax: 00.39/081.426161

http://www.teatrosancarluccio.co

 

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