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In scena il catalogo delle ennesime metamorfosi di una donna/scienzata in cerca della forma più perfetta d’amore.

Scritta, diretta e interpretata da Giovanna Giuliani e presentata dalla Fondazione Salerno Contemporanea Teatro Stabili di Innovazione, l’opera è liberamente ispirata al libro della filosofa Fabrizia Di Stefano “Il corpo senza qualità”.

Lo spettacolo si apre nel buio della sala, rumore di carta spiegazzata, passi veloci ed ecco una fioca luce illuminare Dongiovanna (Giovanna Giuliani) dedita a mettere dei fogli accartocciati su delle sedie. Da qui inizia il delirio della protagonista, il bellicoso dialogo con se stessa, anzi le se stesse, che essa definisce Ennesime; una scomposizione della sua persona, manifestata spesso anche dai riferimenti ai quadri di Picasso, in tante parti perennemente coinvolte nel conflitto tra accettazione della morale comune e il superamento di questa, tra il voler essere unica e l’essere pronta a conformarsi: «sarò come voi mi volete»  recita spesso DonGiovanna. Con grande sforzo, cerca di superare il bisogno di affetto e le sicurezze donate dalle banalità del quotidiano, come fare la spesa col proprio compagno o il pranzo domenicale. Ma tale sforzo ha un prezzo: nessuna delle sue forme Ennesime è stabilizzante, esse portano solo a una sofferta solitudine, la fanno cadere continuamente in contraddizione. Ella, così, da scienziata, cataloga e studia le sue metamorfosi (Ennesima x, y, b, c etc…), ognuna delle quali rappresenta un suo stato d’animo, portando la protagonista a un continuo oscillamento tra la comicità leggera e la profonda drammaticità, un vero e proprio delirio che a volte tocca il paradosso. Ella stessa spesso ripete: «scusate, le parole mi escono di bocca, non so nemmeno io quello che sto dicendo», e il voler a tutti i costi abbandonare le certezze la porta ad uno stato di inquietate disequilibrio. In lei confluiscono parti maschili e femminili, un turbinio di ennesime che la portano ad uno straziante e faticoso rimettersi in piedi, uno sforzo che diventa sempre più difficile, proprio come continuare a ridere di se stessa.

Stremata si libera di tutte le sue Enne parti di sé, atto che si esprime nel gesto di togliersi le calze, di colore diverso, fino a restare a gambe nude. Dongiovanna adesso non ha più nessuna forma definita, è “un’eroina senza qualità”.

Le luci di Gioacchino Somma, fioche, sommesse creano l’atmosfera ideale per lo sviluppo delle tensioni interne della protagonista, proprio come la scenografia, scarna, fatta di poche sedie ammucchiate in un angolo (da cui, nel finale, si vedrà una lucina e si udirà il suono di un campanello) e di altre sedie su cui prenderanno posto le varie Ennesime, che rende ancora più surreale il monologo, in quanto lo fa apparire come un vero e proprio dialogo di Dongiovanna con gli spettri del suo animo.

Una nota di particolare merito va a Giovanna Giuliani e la sua impeccabile recitazione, capace di fluttuare tra i vari registri teatrali in maniera magistrale. Ammalia e coinvolge il pubblico trascinandolo nel suo delirio, facendolo ridere e riflettere insieme alle sue Ennesime.

In replica fino a domenica 15 aprile.

Carmela Pugliese

 

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