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“Le sette opere della Misericordia”, tra pittura e teatro, affascina grandi e piccini.

Napoli è tranquilla e sonnolenta la domenica mattina presto. C’è poca gente per strada e si avverte un silenzio pacifico. A piazza Dante una nutrita comunità cingalese si sta organizzando per festeggiare il Nuovo Anno con cibo e giochi e fa piacere sapere che uno spazio pubblico venga offerto per una cultura e una tradizione diversa che, però, ha messo radici nella nostra città.

Poco dopo appare il Pio Monte della Misericordia con la sua imponenza architettonica e la sua bellezza estetica pronto ad accogliere grandi e piccoli nella duplice veste di spettatori e visitatori. La mattinata organizzata dal Teatro le Nuvole, infatti, si articola in tre momenti molto densi. Prima di tutto, si ha la possibilità di ammirare le Sette opere di Misericordia, l’opera che Caravaggio dipinse nel 1607 per la Chiesa di questo palazzo nato proprio per aiutare gli indigenti. L’artista milanese ricorda così attraverso la sua sensibilità quali sono i modi per venire incontro al nostro prossimo e mostra con l’ausilio di figure e colori e con il contrasto tra luce e buio sette storie prese dalla Bibbia e dall’Agiografia. Qui si evince, oltre che maestria eccelsa dell’artista, anche la cultura umanistica e religiosa dell’uomo, la cui vita è stata particolarmente travagliata. È stato, infatti, per fuggire alla condanna della pena di morte dopo aver commesso un omicidio durante una rissa che Caravaggio approda a Napoli per lasciare un’opera densa di significati, in cui l’aspetto umano è messo in evidenza con incisività (esemplare in tal senso la Madonna della Misericordia che sembra quasi una popolana affacciata alla finestra con in braccio un Gesù bambino curioso e pronto a spiare l’umanità) e straordinario realismo soprattutto per quanto riguarda lo studio dei corpi e delle loro torsioni, così come fa notare l’attenta e dettagliata guida al nutrito pubblico.

Il secondo momento, invece, è caratterizzato dalla rappresentazione teatrale, esclusivamente dedicata a Caravaggio, la quale si svolge in una splendida sala illuminata solo da pochi fari arancioni puntati verso l’alto. Chi scrive ha avuto quasi l’impressione di essere in uno dei dipinti del Merisi, grazie anche al disegno luci a cura di Riccardo Cominotto. Gli spettatori sono infatti collocati ai due lati di una lunga tela nera, su cui sono poggiati alcuni semplici oggetti, tra cui degli specchi. Le luci si spengono e appare un uomo con in mano una lanterna accesa. Sembra quasi ricordare l’uomo folle di Nietzsche venuto stavolta per portare dal buio alla luce la vita e l’opera del pittore milanese.

L’uomo cammina sulla tela sulla quale sono collocate tre lanterne di diversa intensità di luce ognuna delle quali rappresenta le tre fasi fondamentali di qualsiasi esistenza, ovvero crescita, giovinezza e maturità. Ma nel caso di Caravaggio, la cui personalità è ricca di contraddizioni e passa dalla sensibilità alla violenza, dall’omicidio alla fuga, dalla religiosità pervasiva nelle sue opere al vizio per il gioco, il momento della maturità, dell’apice della carriera raggiunta a 39 anni, viene a coincidere con la fine e con la sua morte.

Ciò che colpisce del monologo di cui si compone lo spettacolo è l’intensità con cui Rosario Sparno, unico attore in scena e molto tecnico nella sua recitazione, fa rivivere le opere caravaggesche di cui, citando ogni volta dipinti famosi come La flagellazione, ne riprende l’essenzialità attraverso il suo stesso corpo che assume pose significative. Il tutto rappresentato con un’enfasi frenetica quasi a voler richiamare la folle genialità di chi le ha create.

Il breve e intenso spettacolo, diretto da Fabio Cocifoglia e prodotto dal Teatro Le Nuvole, rientra perfettamente nella cornice della visita guidata descritta in precedenza, la quale si svolge in un ambiente insolito per una rappresentazione teatrale, ma ciò aiuta e, felicemente, accompagna la narrazione di quella che è stata una vita altrettanto breve e intensa. Vincente risulta, pertanto, la scelta compiuta che dimostra quanto importante sia che il teatro viva tra le persone e non solo in luoghi specifici e quanto le opere di Caravaggio rappresentino spaccati di vita da raccontare andando oltre i dati tecnici della pittura. Le informazioni fornite durante la presentazione delle Sette opere della Misericordia, inoltre, appaiono utili per poter seguire al meglio il monologo scritto con la consulenza scientifica di Tiziana Scarpa e Maria Laura Chiacchio.

L’ultimo e terzo momento della mattinata trascorsa con adulti e bambini molto attenti si è concluso con il giro della Quadreria del Monte di Pietà durante il quale sono emersi aspetti nuovi e poco conosciuti di Napoli.

Superfluo aggiungere che giornate come queste possono essere davvero indimenticabili e che ce ne dovrebbero essere molte di più considerato il vasto patrimonio culturale e artistico che contraddistingue la nostra città, ricca anch’essa di bellezze e di violenza come lo stesso Caravaggio ci insegna.

 

Gabriella Galbiati

 

Per info:

Teatro Le Nuvole

Tel. 081 239 56 53 – 081 239 56 66 (feriali 9.00/17.00)

e-mail:info@lenuvole.com

 

 

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