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Isabella Ragonese è protagonista di un lavoro dai validi propositi, segregante negli esiti.

L’incontro con la regista Emanuela Giordano, tenutosi al British Council lo scorso giovedì, ha mostrato una sua conoscenza estremamente approfondita di Virginia Woolf, la scrittrice inglese autrice di Orlando, da cui trova origine La commedia di Orlando, in scena al teatro Diana sino al 29 aprile. A primo impatto è una conoscenza non solo biografica la sua, di superficie, bensì estesa all’esplorazione del livello narrativo di infinita portata della Woolf. Questa conoscenza sconfina nella partecipazione totale dei valori che ne alimentano la poetica e il lavoro teatrale, rifacimento scritto dalla stessa Giordano, è esemplificativo di questo spirito di condivisione: è un’opera Donna, in tutto e per tutto.

Le vicende dell’aristocratico inglese, Orlando (interpretato da Isabella Ragonese) che attraversa quattro secoli di storia perso nell’andirivieni di un’ispirazione incostante che non gli consente di terminare uno scritto, facilitato, nel confermare la sua androginia, dalle continue delusioni patite nell’ambito dei rapporti umani, sono al centro della trama.

Ma esse, insieme al deus ex machina dell’improvvisa tramutazione del protagonista in un corpo da donna, sono solo elementi nozionistici che, se narrati in pillole, svilirebbero tutta la densità del plot narrativo (per evitare tale congestione, si consiglia, pertanto, di andare a teatro).

La femminilità imperante di tutta la messa in scena si percepisce per quel sostrato “rosa” visibile nella realizzazione delle scenografie (di Giovanni Licheri e Alida Cappellini), nella la stesura dei dialoghi, nell’ironia mordente a tratti (e non si capisce se perché sia troppo British o eccessivamente Femmina). Di certo, nel complesso, si corteggiano una serie di fattori emozionali che competono prevalentemente ad un pubblico femminile. Ma tale palpabile assenza di appeal sul versante maschile, anziché figurare come uno sterile limite, comporta un agglomerato di strane sensazioni, perché in contrasto con la percezione, altrettanto tangibile, che ogni singola parte di questo spettacolo è pensata, concepita con maturità: dalla recitazione di tutti gli interpreti (Guglielmo Favilla, Andrea Gambuzza, Claudia Gusmano, Fabrizio Odetto, Laura Rovetti), al tappeto musicale della Bubbez Orchestra suonato dal vivo per l’intera durata dell’opera, alle scene e al lavoro sulle luci.

Quando è stato chiesto a Emanuela Giordano se fosse d’accordo col fatto che un uomo avrebbe tirato fuori qualcosa di diametralmente opposto dagli scritti di Virginia Woolf, lei ha risposto con convinzione di sì. Ha sostenuto che un uomo l’avrebbe intellettualizzata, complicata e scorporata dalla sua natura. Infine, ha concluso affermando, in maniera caustica, che in effetti l’autrice è pur sempre una donna.

Nonostante chi scriva non sia troppo d’accordo con quest’ultima sentenza, ciò gli ha comunque consentito di fare luce, forse, sul motivo del suo ritrovarsi spaesato di fronte ai caratteri favolistici e a quello houmor di cui sopra, che non ha percepito come molto familiari: il sottoscritto, lo stesso che ha posto la domanda, è un uomo.

 

Andrea Parré

 

Teatro Diana

Via Luca Giordano, 64 – Napoli

Tel. 081 556 75 27 – 081 578 49 78

http://www.teatrodiana.it

 

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