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Sul palco canzoni partenopee e applausi, fuori proteste per ricordare l’olocausto palestinese.

Il Napoli Teatro Festival Italia apre i battenti della sua quinta edizione con Noa e il suo sublime spettacolo Naopolis. Calorosa l’accoglienza che il pubblico del Teatro San Carlo ha riservato alla talentuosa cantante israeliana il cui tributo alle canzoni classiche napoletane aveva già stupito le platee mondiali. Dunque, un esordio con i fuochi d’artificio. Nemmeno un posto disponibile in platea. Oltre ai fortunati che hanno trovato il biglietto, presenti il sindaco De Magistris, gli immancabili Luca De Fusco, direttore artistico della manifestazione, e l’assessore regionale Caterina Miraglia, ma anche l’ambasciatore d’Israele Naor Gilon. Sempre straordinario l’amore del pubblico per la canzone partenopea e per la cantante mediorientale, ripagato con addirittura tre bis concessi agli spettatori innamorati.

Tutti i giornali locali e nazionali, in queste ore, hanno sottolineato l’importanza dell’evento, ma pochi hanno dedicato spazio alle proteste dei manifestanti del CSOA (Centro Sociale Occupato Autogestito) e dei collettivi studenteschi, i quali hanno espresso la propria vicinanza al popolo palestinese con numerosi striscioni di denuncia. Dinanzi a tali pacifiche manifestazioni di dissenso, c’è chi ha espresso la propria contrarietà non ritenendo opportuna, in quella circostanza, la protesta e affermando che l’arte non si mescola con la politica e le guerre, e chi, invece, ha ricordato Picasso che dell’arte faceva un’arma di pace.

Per i prossimi giorni, probabilmente altre saranno le proteste (con relativa contro-programmazione questa volta dedicata alla Palestina) che prenderanno corpo considerato che quest’anno il NTFI ha dedicato uno speciale Focus alla danza israeliana. Sul sito ufficiale della manifestazione, a tal proposito, si legge: «La danza israeliana si caratterizza per l’incrocio e la mescolanza di generi e tecniche provenienti dall’est europeo e dai paesi arabi: una sintesi di stili coinvolgente e di grande impatto scenico. Una danza molto fisica, sensuale, antiretorica, simbolo di un Paese vitale, che non è solo la sede di un drammatico conflitto ma anche una straordinaria, giovane mescolanza di culture». Chissà cosa ne pensano i palestinesi di tale “straordinaria, giovane mescolanza di culture”.

Rosario Esposito La Rossa

 

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