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Al Nuovo Teatro Nuovo, per il NTF, va in scena la compagnia Babilonia teatri.

Foto di Francesco Squeglia

Si tratta di punti di vista, non di assenza di contenuti. The Rerum Natura è un progetto che racchiude in sé l’idea di offrire una veduta prospettica e immediata sulle età, sui tratti distintivi di un’età, su come questi tratti facciano differire l’una dall’altra.

Si tratta di punti di vista, non della validità di un progetto che è, alla base, ambizioso; che The Rerum Natura lo sia, infatti, lo si intuisce dalla scenografia (che la locandina mostra chiaramente), dall’impostazione generale della scrittura testuale. E’ molto complicato, pertanto, raccontare della discrepanza che passa tra i propositi concettuali e la maniera in cui vengano proposti. La strada da perseguire per fare luce è, forse, solo quella di un punto di vista, perché di punti di vista si tratta.

Quello del sottoscritto è un po’ refrattario all’idea di accettare senza mezzi termini le sentenze, ciò che viene imposto come verità per il modo in cui viene fatto. Una sorta di grido. Lo spettacolo è risultato essere un assembramento confuso, poco organico. Una sequenza di monologhi pensati in maniera sperimentale che avrebbero tra loro, ad unirli, il collante di musiche belle, che però non danno l’impressione di aderire al pavimento testuale sul quale vengono appoggiate. Le tre interpreti non interagiscono mai tra loro, nemmeno metaforicamente, attraverso collegamenti drammaturgici. Tre personaggi per cinque monologhi, cinque litanie sentenziose e poco digeribili, passaggi di testimone tra una bambina, un’adulta ed un’anziana che dicono le stesse cose tramite tre filtri diversi: la prima impedita nella vitalità dal pop che penetra in ogni anfratto del proprio spirito sin dalla nascita; la seconda affossata dal peso delle convenzioni; la terza impedita dall’impossibilità di non poter più contrastare le convenzioni stesse, essendo troppo tardi. Urlano tutte e tre perché hanno ragione a farlo, intimamente.

Ma non è detto che quell’urlo debba essere pratico e non trovi una strada per essere sottinteso. Il problema è esattamente questo: il bellissimo progetto della compagnia Babilonia teatri, andato inscena in sala Assoli al Nuovo Teatro Nuovo, geniale nel suo titolo, resta la fase embrionale di un percorso che se vuole essere corrosivo, così come si propone, ha bisogno di cercare scorciatoie drammaturgiche che siano più indirette, sibilline. In caso contrario corre il serio rischio di generare un senso di ampollosità difficilmente malleabile.

Si segnala che il momento apparso più bello e significativo è consistito in un perverso hully gully ballato sulle note di Ciao amore ciao di Tenco. Non a caso era un momento di silenzio.

 

Andrea Parré

 

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