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Claudia Fabris, in una splendida location, improvvisa una discussione sacra tra i fornelli.

Il logo di Altofest

A tavola con Gesù è stato un simposio più che una rappresentazione teatrale vera e propria, anche se a detta dell’autrice ne conserva l’ambizione. Ci siamo ritrovati in un appartamento suggestivo della via Pedamentina a vivere una situazione di piena condivisione di spazio, senza separazione alcuna tra chi agisse e muovesse la discussione e chi ne prendesse parte, sostanzialmente ascoltando. Che Claudia Fabris, la protagonista, faciliti l’approccio alla conversazione con manicaretti preparati “on-stage”, non toglie che si parli di scritture sacre e di una rilettura semplificata di esse. Che non si rischi di confondere il semplice con il banale. È con lo stesso atteggiamento che si tende ad interpretare in maniera iperbolica e distorta ciò che si può leggere nei Vangeli e nel Nuovo Testamento. Per tutta la durata dello spettacolo la protagonista si è prodigata nel rappresentarci i messaggi di Cristo come istruzioni per l’uso, allontanandosi dall’idea malsana e puramente ecclesiastica di veri e propri ordini. A leggere così i messaggi delle sacre scritture è inevitabile aprirsi ad una riflessione dettata da un atteggiamento diverso.

In effetti la conversazione con Claudia ha messo in evidenza quello che è un ostracismo generale alla conversazione prettamente religiosa. Dunque non ostracismo al credo, ma al semplice trattarne verbalmente. Forse per assenza di basi, quindi sostanzialmente per un effetto mondano, ma per molti si tratta di una conseguenza culturale all’incapacità comunicativa della Chiesa.

Senza troppo girarci intorno, in molti casi si boicotta ciò che non si conosce a causa di qualcuno che non sa illustrarcene la grandezza. La verità è che le scritture sacre vengono fuori da questo spettacolo come qualcosa di enorme ma al tempo stesso semplice, volendo alla portata di tutti. Il messaggio di Cristo è saggio, non segue per forza una logica che pretende una cieca fiducia senza il beneficio del dubbio e questa presa di coscienza, sperando non sia scorretto, è il risultato di una piacevole serata di discussione. I complimenti vanno all’intraprendenza, l’attenzione e l’amore con cui Claudia Fabris si approccia alle sue letture.

 

Altofest è una risposta intelligente ad altre rassegne similari. Non è una manifestazione elitaria e pretenziosa, economicamente parlando. E l’economia, intesa in senso lato, non penalizza in nulla la capacità degli organizzatori di ricavarsi degli spazi assolutamente magnifici come location delle messe in scena. Altofest ha da invidiare ad una grande manifestazione dai fondi esorbitanti, solo i fondi esorbitanti, per l’appunto! Per il resto gli intenti e i propositi sono quelli giusti, sacrosanti.

Per chi è interessato, è possibile finanziare Altofest, anche simbolicamente. Basta visitare il sito per poterlo fare (http://www.altofragile.eu/altofest/), provando a sostenere spontaneamente una realtà potenzialmente interessante del nostro panorama culturale.

 

Andrea Parré

 

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