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Stanziati 20 milioni di euro a favore della Fondazione Campania dei Festival. È subito polemica.

L’assessore alla cultura della Regione Campania, Caterina Miraglia, ormai la conosciamo tutti. Smessi i panni bagnati della serata che l’ha vista protagonista a bordo piscina in occasione del festino organizzato da Luca De Fusco & company presso un noto e lussuoso albergo partenopeo a conclusione del Napoli Teatro Festival, si è resa protagonista di un’altra incresciosa vicenda. Questa volta propriamente economica. Il 23 luglio, prima, e l’8 agosto, poi, infatti, da parte della Regione è stato deliberato lo stanziamento di ben 20 milioni totali di euro a favore della Fondazione Campania dei Festival, di cui Caterina Miraglia è presidente.

La somma fa parte dei fondi che la UE elargisce a favore delle attività culturali al fine di incrementare il turismo e consentire lo sviluppo territoriale (Obiettivo “Sistema turistico”), e dovrebbe essere assolutamente rintracciabile e trasparente l’uso che di essi se ne fa. Nel caso propriamente campano, però, i suddetti milioni di euro sono stati destinati, come scritto, esclusivamente alla Fondazione Festival e, tramite essa, al Napoli Teatro Festival, diretto da De Fusco; ai teatri pubblici San Carlo, Mercadante e Municipale di Salerno, e ad alcune strutture private quali l’Augusteo e il Sannazaro (quest’ultimi, tra l’altro, hanno già un loro profitto e pertanto, non ci si può esimere dal ricordare che tutto questo avviene mentre alcune piccole ma importanti realtà teatrali, come lo Studio teatro di Maria Luisa Santella e il Sancarluccio, sono a rischio chiusura).

Immediate le reazioni alla pioggia di soldi distribuita, a partire dall’assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Antonella Di Nocera, che attraverso un’intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica” ha dichiarato che si tratta di un caso di monopolio politico e di un monopolio tematico, spiegando nello specifico che: «Monopolio politico: perché sarebbe indispensabile procedere per bandi e favorire opportunità allargate. Mentre qui di bandi non c’è ombra. E poi scusate: cosa c’entrano i teatri privati, anche molto stimabili? Ci sono altri spazi per aiutarli eventualmente, cosa c’entrano i fondi europei? Monopolio tematico: perché non è possibile lasciare fuori dalla politica culturale il cinema, l’editoria, la danza, la fotografia o l’arte. E poi: con queste risorse che sono fondi per lo sviluppo, si dovrebbero fare cose di sostanza che restano ai cittadini. Quanti atelier teatrali si possono realizzare con venti milioni? E in quanti luoghi della regione? E per quanto tempo? Si potrebbe lanciare anche una scuola di teatro e cinema. A proposito, che fine ha fatto la nostra Film Commission dotata di grandi professionalità?»

La stessa Di Nocera, poi, ha tenuto a precisare quanto il Napoli Teatro Festival non sia, in realtà, una vera e propria attrazione turistica, bensì altro: «È un pretesto. Ma dove sono gli esiti reali sui flussi? E soprattutto: c’è nesso tra costi e i benefici? Non pare. I primi sono spropositati rispetto agli altri. Il festival va bene ma per il turismo, Napoli ha bisogno di altro».

Interrogativi, per ora senza risposta, sono anche quelli posti dagli operatori culturali che a gran voce si domandano: «Vogliamo smettere di parlare del Napoli Teatro Festival Italia come di un evento di grande successo e di vasta risonanza internazionale o preferiamo continuare a prenderci in giro?», e in tal senso chiedono conto, ad esempio, dei risultati internazionali (se vi sono stati) conseguiti da “L’opera da tre soldi” diretta da Luca De Fusco con l’impiego di ingenti somme, o, ancora, quali siano le reali cifre del NTFI anche in termini di indotto procurato alla intera città.

Risposte esaustive si continuano ad attendere.

La redazione

 

 

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