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Ha debuttato a Benevento Città Spettacolo l’opera teatrale tra musica e canto ispirata al racconto collodiano.

Avere più di cento anni e non dimostrarne.

Succede con il racconto nato dalla fantasia del fiorentino Collodi nel 1881, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, e, ancora oggi, non solo un cardine della letteratura per ragazzi, ma anche fonte di ispirazione per nuove drammaturgie. È il caso dell’opera teatrale L’Anima buona di Lucignolo (Nel ventre del pescecane) scritta da Claudio B. Lauri per la regia e l’adattamento di Luca Saccoia.

Frutto di uno studio condotto e sviluppatosi nel tempo, lo spettacolo ha conosciuto messinscene intermedie prima di giungere a quella del debutto nazionale a Benevento Città Spettacolo. Vincitore dell’E45 Napoli Fringe Festival 2012, è una commedia musicale che intende raccontare, così come si legge nelle note di regia, una «esperienza di de-formazione esistenziale» partendo – sì  – dalla nota favola ma valorizzando i personaggi secondari di essa e trasformandoli in protagonisti. Ciò al fine di indagare e mettere in luce ulteriori aspetti e significati del racconto secondo una interpretazione inedita.

Come una gemmazione, dunque, ecco prendere vita una storia altra che trasporta chi è disposto a lasciare il mondo reale per quello immaginifico «dei balocchi e degli inganni» in una dimensione “favolosa”, in cui sono le fave la moneta di scambio per varcare la soglia e abbandonarsi al racconto dell’anziano e malandato Direttore del Circo.

Un tempo al controllo di una realtà splendente in cui luccichii, colori, musica e attrazione ne rappresentavano l’unicità, ora il Direttore, interpretato egregiamente dallo stesso Saccoia, riversa in una condizione di povertà così come il suo circo, in disuso e decadente. Eppure successo e fortuna erano stati a lungo tempo dalla sua parte prima che l’infausto incontro con l’Omino di Burro (il bravo Enzo Attanasio) non determinasse l’inizio della fine. Un affare che tale non si è rilevato ne è stata la causa, e due ciuchini volanti «fratelli di sangue», Pinocchio  e Lucignolo, ne sono state le ignare vittime.

Divisa tra prosa e canto, e accompagnata dalle musiche originali di Luca Toller, eseguite dal vivo da Carmine Brachi (batteria percussioni), Francesco Gallo (strumenti a fiato), Vanni Miele (contrabbasso), Luca Toller (piano), l’opera ripercorre gli accadimenti succeduti ai personaggi facendoli rivivere attraverso i ricordi del Direttore, quelli dell’Omino e di Lucignolo (Mario Zinno, notevole nelle parti cantate) e scegliendo di fare a meno di quello che, fino a questa riscrittura, era stato il fulcro della originaria storia, Pinocchio. Il risultato finale è di grande impatto e in tal senso molto contribuiscono il trucco e i costumi, ma soprattutto la suggestiva scenografia valorizzata ancor di più, nello specifico di questo allestimento, dal contesto esterno che l’ha ospitata, ovvero l’Arco del Sacramento.

Una lieve perplessità sorge solo in merito al finale che sembra arrivare repentino, inaspettato, come se in fase di scrittura il foglio bianco fosse d’un tratto terminato e ci fosse stata urgenza di mettere un punto. Ma probabilmente, trattandosi di un lavoro che nasce da una lunga gestazione, non è escluso che revisioni future possano modificare questo aspetto, lasciando che il pubblico continui ancora a vivere la dimensione fantastica che caratterizza la pièce e da essa ne esca in modo graduale.

In fondo, per grandi e piccini, non è mai troppo il tempo speso per imparare dalle favole e cogliere in esse i messaggi educativi che contengono.

Ad maiora.

 

Ileana Bonadies

 

 

 

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