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Cronache teatrali dall’«Avanti!», 1916-1920

Colline, filosofo di Veneziani al Carignano

Carlo Veneziani ha rimesso in iscena i personaggi della Bohême.

La gaiezza del Mürger si è invenezianizzata in farsaioleria, la vena di malinconia e di sentimento è divenuta fiume lutulento di mutria e di sentimentalismo.

Colline, il filosofo, è divenuto un predicatore di energia, un propagandista delle immortali parole d’ordine: «progresso nel lavoro e nell’ordine», «volere è potere», «le bugie hanno le gambe corte», «le donne sono la causa di tutti i mali», «l’ozio è il padre dei vizi».

È questa, in fondo, l’originalità della commedia, la quale può essere assunta a simbolo del periodo che attraversa il nostro paese.

Nella rovina di tutte le forze morali che sostengono ogni società bene organizzata, nel venir meno di ogni norma di condotta, che serva all’individuo e alla collettività, in Italia, che ha dato i natali a Stenterello, sono i farsaioli che parlano delle cose serie e fanno la predica della saggezza: cosí avviene che le cose serie e la saggezza predicate da tali bocche non siano piú distinguibili dalle farsaiolerie e la vita italiana diventi sempre piú gioconda.

Per la cronaca: nella commedia del Veneziani, Colline, deluso in amore, sposa l’affittasoffitte, risolve radicalmente il problema dell’alloggio, diventa genitore di tre pargoletti, ma non perde l’abitudine di dormire sulle pubbliche panche.

Sono stati applauditi i primi due atti, il terzo è stato accolto da applausi commisti con abbondanti zittii e qualche fischio.

Luigi Carini (Colline) recitò con molto buon gusto e collaborò parecchio alla buona riuscita del lavoro.

 

(13 ottobre 1920)

Antonio Gramsci

 

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