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Al via il progetto teatrale “La stanza blu” rivolto alle nuove generazioni.

Nella foto: Luca Iervolino e Antonella Romano

Il Teatro Stabile di Napoli e Le Nuvole Teatro Stabile di Innovazione per Ragazzi anche per
quest’anno propongono il riuscitissimo progetto artistico di Rosario Sparno e Giovanni Petrone, inaugurandolo con il testo di Eduardo De Filippo, La grande magia, in scena al San Ferdinando fino al 16 novembre.

La prima cosa che colpisce, in effetti la vera magia, è veder sorgere all’improvviso un vero e proprio piccolo teatro al posto di un semplice ufficio, sul terrazzo dell’ultimo piano dell’edificio teatrale, terrazzo – foyer insolito e suggestivo – su cui è possibile soffermarsi per sbirciare dall’alto uno dei quartieri più antichi della città. Interessante è anche il percorso che ci permette di raggiungere lo spazio: un corridoio nascosto che sbuca nella stanza usata come deposito pacchi e dotata di ascensore. Questo percorso anomalo ci svela il retroscena di una struttura che il pubblico è costretto a vedere sempre e solo nella sua veste ufficiale e che risulta, in questo modo, preludio perfetto al racconto eduardiano sulla creazione e rottura dell’illusione nella messinscena di Rosario Sparno.

I ragazzi e i bambini di otto anni, a cui lo spettacolo è rivolto, si trovano in un momento di crescita in cui il desiderio di avventura e magia convive con l’acquisizione di una maggiore razionalità e questo rende la scelta dello spettacolo e della modalità di introduzione alla scena, particolarmente indovinata. I ragazzi vengono subito integrati in una dimensione “esoterica” che si sgretola però ad ogni passo. Il percorso “d’anticamera” diventa quindi efficace spunto per una riflessione che poi sarà condotta pienamente durante lo spettacolo dagli attori (Luca Iervolino, Antonella Romano, Rosario Sparno). La vicenda umana del Signor Calogero Di Spelta, un uomo geloso e possessivo che limita la libertà della moglie al punto da spingerla al tradimento e alla fuga grazie alla complicità di un sedicente professore, Otto Marvulia, viene introdotta a mo’ di pettegolezzo dalla complice-amante-assistente del professore, Zaira – la bravissima Antonella Romano – che inizialmente ci si propone nelle vesti di una facoltosa ospite dell’albergo presso il quale il prestigiatore presenterà il suo spettacolo di “Sparizione della Materia”. Di Spelta manifesta la fragilità dell’umano aggrappandosi all’illusione del magico “ingabbiamento” della moglie in una scatola, per non riconoscerne l’infedeltà, fino al paradosso, eduardianamente pirandelliano, di affermare e credere nella realtà dell’illusione, così fermamente da costringere il professor Marvulia e la compagna ad un triste e comico gioco delle parti. Da vittima di raggiro, il marito tradito, si trasforma così in potente demiurgo, ribaltando le posizioni. L’illusione pietosa ordita dal professor Marvulia, l’elemento debole del cuore del Di Spelta, che resta però consapevole del raggiro dell’illusionista, si trasforma in un punto di forza, diventa l’illusione “impietosa” che non scende a compromessi con la realtà e conserva il cuore ferito dall’inganno del tempo che non passa e del passato che torna indietro. Lo strappo nell’illusione costruita da Marvulia diventa per Di Spelta l’occasione per costruire una finzione con cui affermare se stesso, compiendo una scelta che accetta il cambiamento irreversibile delle cose. La capacità  di “sospendere l’incredulità” è croce e delizia della vita umana, è insieme debolezza e forza vitale. C’è da dire che l’ottimo antefatto non mantiene però del tutto le sue promesse perché, nello svolgersi della vicenda, lo spettacolo, anche se godibile, risulta fin troppo essenziale e parco nell’uso dei “mezzi d’illusione” scenica – scotto da pagare per uno spazio ridotto, ma non necessariamente – che potrebbero, se curati con maggiore creatività, favorire l’attenzione ed il coinvolgimento del giovane pubblico anche in riflessioni sul ruolo sociale e culturale del teatro, con la sua capacità di costruire mondi mantenendo la consapevolezza dell’illusione. La cura nel dettaglio “ricostruttivo” dei costumi alla moda del tempo non sopperisce le mancanza di elementi scenografici volutamente esibita. L’intento di riportare De Filippo nel suo teatro e le nuove generazioni ad Eduardo è, in sé, molto rilevante, ma per alcuni versi fa mettere in dubbio la possibilità che si riesca a stabilire un vero dialogo tra le realtà temporalmente lontane del teatro eduardiano e del giovane pubblico napoletano. Anche Napoli e i napoletani hanno infatti subito dei cambiamenti che, a tratti, ci rendono irriconoscibile un certo passato.  E forse il teatro, da solo, non riesce a produrre, almeno in questo caso, uno specchio sufficientemente “informante”. È una sfida comunque, come tutti gli spettacoli finora realizzati per la “Stanza Blu”, ed è importantissimo che questa sfida continui ad essere lanciata tra esiti alterni, tra diamanti e gemme grezze.

Stefania Nardone

 

 

Le repliche dello spettacolo proseguiranno i giovedì alle 17.30 e le domeniche pomeriggio alle ore 18.00, prenotazione consigliata – posti limitati.

info@lenuvole.com – www.lenuvole.com

Tel. e fax: 081 239 56 53/56 66 (feriali 9.00/17.00)

 

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