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Cronache teatrali dall’«Avanti!», 1916-1920

Silvestro Bonnard di Anatole France al Carignano

Anatole France

Silvestro Bonnard messo in iscena non è più il Silvestro Bonnard di Anatole France.

La concretezza della sua personalità non resiste alla traduzione del romanzo in commedia.

La sua vita è nella parola, è celebrazione di tutta la realtà, e si dissolve nella scena o si colora di elementi estranei, che cozzano con quelli originari dando luogo a una azione scenica talvolta trivialissima, priva come è completamente di ogni spiritualità, pura macchina teatrale che si trascina terra terra. Bonnard, come Bergeret, come altre creazioni del France, sono concepite liricamente più che drammaticamente.

Sono momenti polemici dello spirito dell’autore, piú che disinteressate fantasticherie artistiche.

Hanno un qualcosa del Socrate nei dialoghi platonici, e artisticamente sono definiti, non possono essere trasportati in una temperie che sia diversa da quella che l’autore, sia pure arbitrariamente, ha fissato; in quell’arbitrio è l’unica ragione loro d’essere, quell’arbitrio è la loro giustificazione.

Nella commedia, Silvestro Bonnard diventa un personaggio da romanzo popolare, un protettore svenevole delle orfane e dei pupilli.

L’ironia corrosiva diffusa nel romanzo, dilegua nella scena: Bonnard si avvicina ai papà Martin del repertorio di Ermete Novelli e perde quasi del tutto l’Anatole France.

Tuttavia la commedia si è sorretta, pur tra qualche incidente, grazie specialmente all’interpretazione che del protagonista ha composto Ruggero Ruggeri.

(8 novembre 1917)

Antonio Gramsci

 

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