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L’attore napoletano classe 1987, promessa del teatro di oggi, racconta al nostro giornale come è nata la sua passione per il teatro e quali sono i progetti futuri che lo vedranno coinvolto.

 

Yuri Napoli in una scena de “Il vero autentico Barone di Munchausen”

Yuri, come mai hai deciso di intraprendere la carriera di attore e cosa ti ha spinto verso questa strada?

Non c’è un motivo particolare. Non ho avuto questo desiderio fin da bambino. Infatti prima dei miei 21 anni non avevo questa aspirazione. È stato sempre un sogno “nascosto”, mi dicevo: “I sogni non fanno per me”. Poi, un giorno, mi capitano tra le mani due libri: Siddartha di H. Hesse e Il Viaggiatore di Gary Jennings. Soprattutto quest’ultimo, che racconta in versione romanzata del viaggio di Marco Polo, raccontato dal più famoso Il Milione. Dopo aver letto quel libro, ho capito che nella vita i sogni non sono concetti eterei, idee astratte, ma sono obiettivi ben precisi. Essere un Attore per me non è un sogno ma una strada da prendere, la mia strada. Essere un Attore è un percorso che mi sono scelto. Poi Marco Polo è arrivato fino in Cina, QUASI SEMPRE A PIEDI, mi piacerebbe compiere un’impresa così spettacolare, ma mi accontento anche di meno.

Leggendo la tua biografia, si nota che non hai completato nessun percorso formativo, o meglio che hai cominciato più di un corso o laboratorio ma senza concluderlo. Vuoi spiegarci il motivo?

Per me la formazione di un attore è un percorso che non ha fine. Ho incontrato degli ottimi insegnanti in altrettanto ottime scuole, ma non sono mai riuscito ad affidarmi fino in fondo ad un unico insegnante, un’unica scuola. Arrivavo sempre al punto in cui pensavo: “È il momento di cambiare”. Non perché pensavo di aver imparato abbastanza o che gli insegnanti non fossero bravi, ma perché il mio obiettivo è quello di conoscere più insegnanti possibili. Trovo assurdo poter pensare di diventare attori affidandosi ad una decina di insegnanti conosciuti nella propria città. A mio avviso bisogna rimboccarsi le maniche ed andare ad annusare l’aria fuori dal proprio nido. Roma, Londra, New York, Mosca, Parigi, offrono opportunità inimmaginabili. Sinceramente la situazione delle scuole in Italia oggi non credo sia delle migliori. Per me oggi gli attori migliori al mondo sono gli inglesi. Perché hanno le migliori scuole al mondo. Ho conosciuto così insegnanti americani, inglesi, russi. Solo così si può davvero trovare se stessi. Non mi piace scegliere un maestro e farne di lui il mio modello.

Oltre ad essere un attore teatrale e cinematografico, ti sei lanciato anche come autore di un testo teatrale che tra poco ritornerà in scena al Circolo Arcas dal 15 al 25 novembre, Il vero autentico Barone di Munchausen. Di cosa si tratta e come ne è nata l’idea?

Il Barone di Munchausen è un personaggio letterario che ho conosciuto da bambino. Le sue mirabolanti imprese restano per me le favole della mia infanzia. Mi piaceva tantissimo questo Barone che raccontava di essere stato sulla Luna, di aver cavalcato una palla di cannone, di viaggiare nel tempo. E se essere Attori significa realizzare i propri sogni, ho realizzato da solo il sogno di poter ESSERE il Barone di Munchausen. Poi il resto è venuto da sé. Non sono un drammaturgo, non penso di volerlo essere ma era impossibile realizzare a teatro le imprese del Barone. Così mi sono inventato una storia che parlasse del Barone uomo. Una storia che parlasse del rapporto che ha l’Uomo con la bugia, con la fantasia. Crescendo ci dimentichiamo di quanto fosse meraviglioso quando da bambini bastava una scatola, un casco, per credere davvero di aver viaggiato nello spazio, di essere stati sulla Luna. Allora perché se lo fa un bambino non possono farlo gli adulti? Perché il gioco, la fantasia, deve diventare un lusso per gli uomini al di sotto dei 10 anni? E poi ho sottolineato il parallelismo che c’è tra l’Attore e il bugiardo. Tra la bugia e il Teatro. Nello spettacolo il Barone è costretto a dichiarare che le sue storie sono false, di conseguenza non può far altro che morire. Il Barone non si uccide per dolore ma perché non potrebbe fare altrimenti. È un personaggio, un attore. Immagina un attore che, mentre recita, dicesse: “Ah comunque è tutto finto”. Morirebbe. Non lui, ma il personaggio. Morirebbe immediatamente.

Quindi in un certo senso porti il tuo Barone con i piedi per terra?

Esattamente. All’inizio. Poi alla fine dello spettacolo è il Barone a portare su gli altri.

Però di questo spettacolo non ne curi la regia. Come mai? E come è stato lavorare con Mario Santella alla regia?

Ho scelto di non curare la regia dello spettacolo per vari motivi. Primo fra tutti: non sono un regista. Non ho mai studiato regia. Ho un’idea del ruolo del regista nel Teatro molto particolare. A mio avviso la figura del regista deve avere un senso preciso, fondamentale, all’interno di uno spettacolo. Per prima cosa il regista deve essere un visionario. Deve dare una sua “visione” dello spettacolo. E deve essere meravigliosa, personale, si deve pensare: “Non l’avrei mai visto così questo testo”. In più il regista deve essere esperto, deve conoscere perfettamente ogni genere, ogni tecnica, ogni attore. E poi deve essere carismatico. Cioè deve guadagnarsi il rispetto, la fiducia degli attori soltanto entrando in Teatro. A mio avviso di registi così ce ne sono pochi, e se non lo trovi, tanto vale non avere un regista. Non credo al fatto che ci debba essere qualcuno che “da fuori” vede lo spettacolo e decide come tu debba recitare.

L’attore non è l’epilogo di un processo mentale del regista. L’attore ne è parte integrante.

Tutto questo sproloquio per giustificare la mia scelta di collaborare con Mario Santella. Cinquanta anni di esperienza e il giusto atteggiamento per prendere a schiaffi qualsiasi attore. Lavorare con lui è stato come uno stage privato di Teatro. La cosa più bella è che Mario ha saputo valorizzare ognuno di noi, lasciando libera la nostra creatività, rendendo parte viva dello spettacolo. Ci ascoltava, ci considerava, dopodiché trovava il modo di “inquadrarci” in una sua visione dello spettacolo che, come speravo, era uguale alla mia.

Quindi è stato attento alle vostre esigenze e particolari modalità di esprimervi?

Assolutamente sì. Mario ha saputo prenderci per mano e guidarci. Ma mai ci ha imbrigliato in una sua idea. Non ha mai messo se stesso davanti a noi. Proprio per questo ho trovato bello lavorare con lui. Ma sono sempre stato dell’idea che l’Attore è un mestiere, un’ arte, dove alla fine si è soli. È un’arte fatta di estrema solitudine. Sei solo con la tua concentrazione, con la tua fantasia. Essere un attore è la cosa più solitaria del mondo. Questo lo diceva James Dean.

Il vero autentico Barone di Munchausen rientra nel progetto dell’associazione Imprenditori di sogni, di cui sei vice presidente e che è stato presentato ufficialmente sabato 10 novembre al TAN. Parlaci di questa idea e di chi è coinvolto.

Imprenditori di Sogni è un progetto nato da un’idea di Claudia Natale. Mi stupisco come, ancora oggi, a nessuno sia mai venuto in mente di conoscere questa ragazza. Attrice, Regista, Autrice, e fondatrice di Imprenditori di Sogni, uno dei progetti, a mio avviso, più intriganti e rivoluzionari del panorama teatrale, almeno, locale. Imprenditori di Sogni non è una classica associazione, compagnia, gruppo di artisti. Perché queste cose implicano un gruppo formato, di colleghi, conoscenti, unite da un progetto artistico atto poi alla presentazione pubblica. Imprenditori di Sogni invece si occupa di intessere ed allargare una rete di contatti, rapporti, fondamentali per la crescita di un artista. Claudia ha concepito una figura di artista che si autopromuove, che si mette in mostra attraverso una vetrina costruita da tutti i membri del gruppo. Ad oggi in gruppo abbiamo avuto attori, regista, cantanti, ballerini, musicisti, drammaturghi, truccatori, costumisti, scenografi, grafici, scultori, pittori, fotografi, persino psicologi, giuristi e una cuoca!! Ogni attività può diventare imprenditoria, purché sia promossa con creatività. Nei nostri spettacoli non c’è un gruppo di attori che mette in scena un testo, c’è un palco dove giovani artisti, che non trovano uno spazio per esprimersi, hanno la possibilità di far vedere non “quello che sanno fare”, ma quello che “sognano di fare”. Il compito di Imprenditori di Sogni e di prendere il tuo sogno e trasformarlo in un’impresa. Attraverso l’aiuto di professionisti, artisti, ragazzi che hanno le tue stesse esigenze. Un paio di esempi: Claudio Buono, Adriano Aponte, Gregorio de Paola, Serena Pisa. Sono solo alcuni tra i ragazzi che grazie a Imprenditori di Sogni hanno conquistato quella visibilità che ha permesso loro di portare avanti il proprio sogno. Adriano Aponte, musicista compositore, nel 2013 studierà alla Berklee di Boston. La migliore scuola di musica al mondo. Questo è ciò che vuole essere Imprenditori di Sogni.

Ultima domanda: prima abbiamo accennato al fatto che sei anche un attore del cinema e il 15 novembre prossimo uscirà nelle sale Vitriol, un film di Francesco Afro De Falco. Che ruolo hai nel film?

Sono contento che mi sia stata fatta questa domanda. Perché mi preme tantissimo chiarire una cosa fondamentale. So che formalmente, per definizione, chi fa un film è un attore. Ma, credimi non è che voglio passare per modesto, ma davvero credo che fare un film (o uno spettacolo) non faccia di me un attore. Essere un attore è un qualcosa che non si avvicina affatto alla mia condizione attuale. Fare questo film per me ha rappresentato un modo, una chiave, per individuare al meglio cosa mi manca per essere un attore. Sento la profonda esigenza di migliorare, studiare per potermi avvicinare al concetto che dovremmo avere tutti di “attore”. Dopo aver fatto questa premessa posso parlarti del personaggio che interpreto nel film. Si chiama Davide, ed è un giovane ricercatore esperto di Esoterismo, Ermetismo, simbologia massonica o di altri piccoli gruppi di potere che hanno influenzato la società negli ultimi secoli. Davide incontra Lola (la protagonista interpretata da Roberta Astuti) e collaborano in una piccola ricerca video documentata. I ragazzi poi faranno una serie di scoperte che li porteranno a vivere vicende un po’ “pericolose”.

 

 

Gabriella Galbiati

 

 

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