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Vita vissuta e vite narrate si intrecciano nello spettacolo tratto dal romanzo “Scimmie” di Alessandro Gallo.

C’è da raccontare una cosa prima di parlare dello spettacolo visto, e cioè del teatro dove essa si è svolto. Di carne, infatti, fa parte del cartellone della rassegna “Il teatro cerca casa”, che trasforma in palchi veri e propri i salotti, le stanze e gli ingressi di vari appartamenti napoletani e della provincia. L’idea, che incontra molto bene il gusto di chi scrive, ha sicuramente contribuito (e con ciò non si intende sminuire lo spettacolo) alla buona riuscita della piéce, poiché pone lo spettatore in una situazione di maggiore intimità con gli attori.

Tratto dal romanzo Scimmie di Alessandro Gallo, che ne cura anche la drammaturgia per la regia di Maria Cristina Sarò, lo spettacolo vede in scena, insieme allo stesso Gallo, Miriam Capuano.

Ciò che va sottolineato in prima istanza è la scenografia praticamente inesistente; sul palco “casalingo” ci sono tre soli oggetti: una sedia pieghevole, uno stereo e un grembiule da donna rosso. Questa scelta minimale, sommata all’atipico palcoscenico, ci mostra come il teatro possa essere fatto con poco e che l’unica presenza necessariamente richiesta sia la passione. Ed è proprio una forte passione e un desiderio di raccontare una storia – che non è soltanto ispirata all’autobiografia dell’autore, ma appartiene a molte più persone – a nutrire questa messainscena. Dire che la vicenda narra di tre adolescenti che, avvicinatisi alla camorra, riescono ad allontanarsene, almeno moralmente, è riduttivo. Due soli attori, Alessandro Gallo e Miriam Capuano, ci presentano una carrellata di personaggi che sentiamo appartenere al nostro tessuto sociale. E la potenza dello spettacolo consiste proprio in questo: l’intensità emozionale che esso ci procura è data dalla sua capacità di portarci con i piedi per terra e di farci sentire che quelle situazioni che stiamo osservando da una prospettiva privilegiata, come quella della finzione teatrale, in realtà avvengono non lontano da casa nostra.

Molto bella l’interpretazione del personaggio della giovanissima Filomena da parte di Miriam Capuano; la recitazione di Alessandro Gallo, invece, in alcuni momenti dà l’impressione di far attenuare l’attenzione dello spettatore, rapito dalle vicende narrategli, in quanto sembra apparire poco naturale.

Ma se anche, da un punto di vista tecnico, i due attori non risultano brillare particolarmente, eccellente è, comunque, la forza comunicativa con cui essi interpretano la storia di Pummarò, Panzerotto e Bacchettone e tanto basta per suscitare profonda empatia con gli spettatori e decretarne l’apprezzamento.

Valerio Corvino

 

 

Per ricevere maggiori informazioni su Il Teatro cerca casa:

info@ilteatrocercacasa.it – www.ilteatrocercacasa.it

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