Manlio Boutique

Dal romanzo di Carlotto la trasposizione teatrale di un testo che indaga sui molteplici aspetti correlati al compimento di un crimine e ai suoi effetti devastanti.

La morte violenta raccontata e rivissuta da colui che ne è stato la causa e da colui che ne è rimasto vittima, seppure indirettamente. È questo l’assunto da cui parte Oscura immensità, il lavoro teatrale tratto dal romanzo di Massimo Carlotto, L’oscura immensità della morte, e portato in scena da Giulio Scarpati e Claudio Casadio per la regia di Alessandro Gasmann.

«Scrivere questa pièce – spiega l’autore – è stata un’avventura professionale e umana importante e coinvolgente. Mi sono ritrovato davanti alla pagina bianca con il timore di “liberare” la carica di emozioni, raccolte negli anni in giro per il mondo. Per fortuna la magia della scrittura teatrale che ti catapulta in un palco immaginario ha estratto parola dopo parola dall’oscura immensità per riuscire a raccontarla». Sono, infatti, le emozioni, i sentimenti (di affetto, rabbia, vendetta), i turbamenti ciò a cui si dà voce e attraverso cui viene ricostruita la storia dei due personaggi in scena: Silvano Contin, padre e marito, rispettivamente, di Enrico e Clara, uccisi durante una rapina e Raffaello Beggiato, il colpevole del duplice omicidio insieme ad un complice riuscito a sfuggire e a restare impunito.

Entrambi, da quel tragico evento, sono ora rinchiusi, isolati: l’uno nel proprio dolore, lancinante, infinito, che non ammette perdono; l’altro nella piccola cella di uno squallido carcere dove l’ora d’aria e il momento pasti rappresentano l’unico possibile diversivo. Per entrambi il tempo si è fermato, e cambiata è irrimediabilmente la loro visuale: se per Contin, infatti, la fine dei suoi cari non può che costringerlo, adesso, a guardare sempre al passato, all’esatto momento in cui la sua famiglia è stata improvvisamente distrutta e con essa la sua stessa vita; per Beggiato, invece, è diventato il futuro il solo non-luogo al quale tendere quando, forse, se la sua richiesta di grazia sarà accolta, potrà vedere elusa la sua condanna all’ergastolo e provare a ricostruirsi una esistenza, in un paese lontano.

Posti sullo stesso piano narrativo e scenico, ma mai messi nella condizione di incontrarsi, nello sviluppo della vicenda, così come sul palco, Contin e Beggiati, attraverso le intense e lucide interpretazioni di Scarpati e Casadio che con grande bravura e naturalezza abitano i rispettivi ruoli, rappresentano il dolore, il buio di una esistenza compromessa, attraverso i due sguardi possibili – quello del parente delle vittime e quello del condannato – ma anche attraverso una terza angolazione che non prevede distinzioni nette, tali da far sentire al sicuro chi guarda dall’esterno e vuole unicamente scindere tra buoni e cattivi, senza porsi ulteriore domande, ma contempla, piuttosto, la possibilità che i ruoli si invertano, si confondano, così che il “buono” diviene capace di cercare e ottenere vendetta macchiandosi esso stesso di un crimine, e il “cattivo” sceglie di rinunciare a fare i nomi di chi era con lui addossandosi unicamente le colpe.

Del resto, è proprio questa terza via quella sulla quale ha inteso indagare lo stesso Gasmann quando ha accettato di curarne la regia, così continuando, come egli stesso afferma, «quel personale percorso artistico che indaga, con sguardo neutrale e inquietante, tra le pieghe di una umanità senza speranza».

Asciutto, essenziale nella sua incisività, ritmato senza che si registrino cali di tensione, lo spettacolo non conduce lo spettatore verso l’uno o l’altro punto di vista, ma lascia che ognuno possa decidere autonomamente, secondo coscienza, quale risposta dare agli interrogativi che la storia solleva; e la drammaticità di ciò di cui narra non è agi attori richiesta attraverso una recitazione esasperata, che si abbandoni al pianto, al dolore sceneggiato, ma, al contrario, emerge attraverso una immedesimazione controllata, che mai tracima e che proprio per questo motivo risulta essere maggiormente efficace a trasmettere la tragicità in essa insita.

Un particolare plauso, infine, deve essere riconosciuto all’impianto scenografico di Gianluca Amodio e alle videografie di Marco Schiavoni che sanno ben rendere, mediante le luci e le scene mobili, l’alternanza tra i due racconti e i rispettivi luoghi di ambientazione e animare il palco di tutti i personaggi nominati nella storia, seppure non materialmente presenti, attraverso l’uso di ologrammi di grande effetto ed impatto comunicativo.

Oscura immensità resterà in scena al Teatro Bellini di Napoli fino a domenica 25 novembre.

 

Ileana Bonadies

 

 

 

 

Teatro Bellini

Via Conte di Ruvo, 14 – Napoli

Contatti: 081 549 12 66 – botteghino@teatrobellini.it

Sito web: www.teatrobellini.it

 

Info spettacoli:

Orari: feriali ore 21:00 – Mercoledì ore 17:30 – Sabato ore 21:00 – Domenica ore 17:30
Prezzi: da euro 10,00 a euro 28,00

Print Friendly

Manlio Boutique