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Sul palcoscenico casertano una nuova produzione Esposti in collaborazione con AUèR Teatro.

 

«Nce steva ‘na vota…o forze nun c’è mai stata  …  ‘nce stevemo nuje»

«Essa è chiena chiena e je songo ‘nu chiuovo, essa è ‘nu poco frufrù io invece classica»

 

 

Rosa Nurzia (Pena de l’Alma) ha debuttato in anteprima assoluta  il 23 e 24 novembre nella  Rassegna Sciapò | Al Civico col Cappello (rassegna ideata e curata da Domenico Santo). Scritto e interpretato da Ciro Esposito, per la regia di Valentina Carbonara, Rosa Nurzia era già presente con piccoli accenni ne La Bella Lena (altra produzione di AUèR Teatro) così come il riferimento a La Bella Lena è ritornato prepotentemente in uno dei tanti racconti di Rosa.

Lo spettatore immagina di trovarsi di fronte un giovane attore ed invece si imbatte in un anziano o meglio in un’anziana donna; Rosa, la protagonista di questa storia, rappresenta una terra, una città , in cui il comico ed il tragico si fondono da sempre in un unico linguaggio, a volte incomprensibile, a volte semplice e lineare. All’inizio non è chiara la figura che si dimena all’interno dello spazio buio, sembra un topo  in gabbia che cerca una via di fuga, poi a mano a mano che la storia si sviluppa, l’animale assume sempre più le fattezze umane, quelle di una donna, magra, pallida, nervosa nel fisico e nell’atteggiamento. È palese in lei un sentimento di ribellione e di prevalsa verso qualcosa o qualcuno che la soffoca e la infastidisce.

Racconto dopo racconto lo spettatore si incuriosisce, si sente coinvolto direttamente nel passato di questa donna attraversandone tutti gli stati d’animo, elementi tutti di un‘unica componente: la solitudine. Ma nonostante ciò lo spettatore non comprende da subito che costei custodisce un terribile segreto. L’attaccamento morboso verso oggetti, ricordi, voci ed immagini del passato la rendono vulnerabile ed incapace di accettare la morte di colei che ha amato più di tutti, più dell’uomo che ha sposato, più dell’ uomo che ha generato e che le è lontano fisicamente: sua sorella Alma;  sorella con la quale ha  condiviso la vita e con la quale adesso decide di “condividere” la morte, non inseguendola ma lasciandola con sé nella propria casa, nel proprio presente, ignorando e non volendo prendere coscienza del fatto che ormai è solo un corpo senza vita a farle compagnia.

Impressionante il tipo di lavoro svolto dal giovane attore protagonista, sia per quanto riguarda l’aspetto drammaturgico sia per quanto riguarda quello attoriale; perfetta, infatti,  risulta essere la sua compenetrazione ed identificazione con il personaggio. Gli stessi curatori dello spettacolo, Valentina Carbonara e Ciro Esposito, nel raccontarlo, dichiarano: «Rosa Nurzia è il passato destinato a scomparire nella vaghezza del contemporaneo. È l’immedesimazione di un vivo con un morto, di un corpo con un’anima. È l’impossibilità di generare, evolvere, fiorire. È la sfida di far entrare la forza della donna, nel corpo di un attore maschio».

 

Consiglia Aprovidolo

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