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Galleria Toledo ospita Fausto Paravidino che porta in scena una vita che sta per finire: quella di sua madre.

Fino a questa domenica 2 dicembre ore 18 è in scena, a Galleria Toledo, lo spettacolo Il diario di Mariapia, testo e regia di Fausto Paravidino, che è anche uno dei tre interpreti. Oltre a lui Iris Fusetti e Monica Samassa. Il diario di Mariapia è un oggetto, che si dipana in narrazione, come ogni buon diario dovrebbe fare. Paravidino, protagonista e osservatore della vicenda, veste i panni di se stesso nell’atto di registrare le riflessioni di Mariapia, sua madre, durante l’ultimo mese di malattia, l’ultimo mese di vita, il primo di morte.

Tra le virtù di uno scrittore credo rientri quella di saper dissimulare gli stati d’animo, aggirarli per convertirli in punti di vista imprevedibili. Questa pièce parla di una lenta dipartita, di un lungo sostare al capezzale di una persona amata ma nei protagonisti in scena persiste la costante volontà di fuggire dal dramma. Evidente, infatti, è il tentativo di raccontare con ironia, meglio dire sagacia o irriverenza, il procedimento d’accettazione di un evento fisiologico che viene inquadrato clinicamente: unico modo per coglierne le sfumature.

C’è un figlio, uno scrivano che raccoglie il flusso di coscienza di sua madre in punto di morte. Scoprirà, ascoltandola, di tutta la debolezza che una malattia, improvvisa e violenta, può scoperchiare; e da lì il mondo che cade addosso, il pensiero che la propria esistenza sia stata inutile; poi, la parziale salvezza, o serena rassegnazione, attraverso il rifugio nella bellezza delle piccole cose. Si tratta di riflessioni, quelle di Mariapia, ricche di un’illogica ragionevolezza, più simili ad un flusso di coscienza che può capire solo chi fluttua nel cielo d’ovatta, il nulla che lei vede figurandosi il proprio passato, guardandosi alle spalle. Lo stesso Paravidino, che porta in scena una vicenda vissuta personalmente, ha ammesso di aver assorbito le memorie di sua madre come un nonsense, capendo solo dopo, nella rilettura complessiva, che invece di insensato c’era ben poco.

La semplice complessità della cornice narrativa e della resa scenografica (una sorta di ante palco dove i personaggi veri raccontano ciò che loro stessi hanno fatto e che rappresenteranno, pochi istanti dopo sul “vero” palco, interpretando se stessi) dicono della minuzia e la raffinatezza di chi, come l’autore, è un esteta prima di essere un uomo di teatro e che ha scrutato attentamente l’esaurirsi di una vita, quella di chi gli è stato caro, pur di capirne la morte. Forse è un senso che lui non ha colto a pieno, essendo coinvolto, ma può star certo di quanto le parole di Mariapia giungano dirette a chi è seduto in sala.

 

Andrea Parré

 

 

Galleria Toledo

Via Concezione a Montecalvario 34 – Napoli

Info e prenotazioni: 081 42 50 37

www.galleriatoledo.org

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