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Il sorriso del giovane regista scomparso, il talento e la forza di chi ogni giorno resiste per amore del teatro, i premi assegnati dall’ANCT al centro delle riflessioni, per il nostro giornale, del critico napoletano.

 

“Lo hanno ucciso a coltellate, la notte tra sabato domenica, nel cuore di Salvador de Bahia. Attilio Piscitelli, Tito come lo chiamavano gli amici, napoletano, 42 anni, è stato massacrato con un coltello da pesca a pochi passi da casa sua, a Ladeira dos Aflitos, una strada ben frequentata e sempre piena di gente, poco dopo le 23…” Leggo la notizia e sussulto, Tito dal sorriso gentile, Tito dalle sfide teatrali che sembravano impossibili, il giovane Tito che veniva ogni tanto a raccontarmi dei suoi difficili progetti.

L’hanno ucciso, va a sapere perché. Come un personaggio dei suoi spettacoli raffinati e complessi, scompare come enigma dell’esistenza. Mi tornano in mente i suoi titoli, La forza dell’abitudine di Thomas Bernhard, Parassiti di Marius von Mayenburg, Hitler di Mishima. Amava le sfide e non si concedeva titoli “facili”, guardava Napoli con i suoi occhi giovani e pieni di domande. Non sembrava volesse fermarsi al “colore” e al “calore”.

Eppure era andato via lontano, a cercare forse lo stesso “colore” ed il medesimo “calore”. In Brasile. A costruire nuovi percorsi. Ed era tornato qualche anno or sono, a portare al Mercadante il suo progetto “Todos nós – Tutti noi”, mettendo insieme una cinquantina di ragazzini mescolando napoletani e brasiliani, convinto di poter dimostrare che c’era una “somiglianza” tra questi e quelli, e quindi forse una possibilità di costruire un ponte tra culture e gente, quella di Salvador de Bahia e quella dei Quartieri Spagnoli. Sogno di una fratellanza tradita. O forse compresa e da cui non è riuscito a difendersi. Povero Tito, con il suo sorriso fiducioso ed il suo sguardo luminoso. Speriamo che qualcuno raccolga il suo sogno continuando a fare teatro con fiducia e talento.

Teatro e talento, fatica di ogni giorno per tanti. Ascolto ogni giorno le ansie di chi non ce la fa più a reggere il disinteresse colpevole di Istituzioni sorde o incapaci di dare spazio ai loro progetti. Ad un incontro promosso dalla Cgil sento voci di giovani che vogliono “fare”, che si impegnano per portare avanti le loro iniziative con enorme fatica, e sembra che parlino “contro” la città distratta che li alimenta. Brutta sensazione quando ai giovani sembra di non trovare chi li ascolta.

L’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro ha premiato a Castrovillari, durante il Festival “Primavera dei Teatri” un manipolo di talenti da tempo presenti sulle scene e talenti che forti lo saranno negli anni a venire. Mi interessano di più questi, anche se alcuni li conosco da tempo. Belle sorprese comunque, come quella di La merda di Cristian Cerasoli, spettacolo forte e disperato, sgradevole, ironico e coraggioso, con una strepitosa e generosissima Silvia Gallerano. Ne avevo sentito dire, a Edimburgo è stato un successo. Non perdetevelo.

Sono stati premiati Sonia Bergamasco e il Balletto Civile di Michela Lucenti, Carrozzeria Orfeo che qualcuno ha visto quest’anno a Città Spettacolo, Le Orestiadi di Gibellina  che fa fatica sopravvivere in tempi tanto avari e difficili, ed il Funaro di Pistoia che di difficoltà continua ad averne ogni giorno, la giovane costumista Emanuela Dall’Aglio e la non più giovane Giulia Lazzarini attrice-simbolo di una generazione generosa. La casa Editrice Titivillus davvero eroica e meritevole per l’attenzione che dimostra verso il teatro, ed il pluiripremiato The coast of utopia di Stoppardo per la regia di Marco Tullio Giordana.

Due i premi per il “nostro” teatro: a Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello, che Pierpaolo Sepe ha messo in scena con felici intuizioni e bel lavoro d’interpreti di Benedetto Casillo e Franco Javarone lo scorso anno, e che quest’anno ritorna a Salerno (non perdetelo), e la drammaturgia forte ed energica, dura e dolce, faticosa e coinvolgente di Mimmo Borrelli. A loro, più che agli altri, per dichiarato affetto e personale stima, i miei auguri di osservatore soddisfatto.

 

Giulio Baffi

 

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