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“L’infinito” va in scena alla Sala Assoli dove anche Giacomo Leopardi si traveste di comicità

 

Dal 5 al 9 dicembre è andato in scena alla Sala Assoli lo spettacolo di Tiziano Scarpa, intitolato L’infinito e ispirato alla famosa e delicata poesia leopardiana. La regia è affidata ad Arturo Cirillo, il quale veste anche i panni di Giacomo Leopardi ed è in scena con Andrea Tonin e Margherita Mannino.

Il buio presente in sala permette agli spettatori di prestare maggiore attenzione a due voci maschili: appare subito chiaro che tra le due vi sono, per via del linguaggio usato, particolari differenze, destinate a cambiare con il passare del tempo. Poco dopo infatti si scopre che una voce è quella di Andrea, un ragazzo di vent’anni che sta studiando L’infinito di Leopardi, perché tra poche ore dovrà sostenere l’orale dell’esame di maturità, e l’altra voce è proprio quella del poeta di Recanati. Quest’ultimo, soltanto ventunenne, ha appena finito di comporre l’opera sopracitata, desiderando di essere in un altro luogo, lontano da casa, dalla rozzezza e dal provincialismo degli abitanti della sua città e soprattutto dall’opprimente controllo del “Signor Padre”.

Così il giovane Giacomo, senza sapere come, si ritrova catapultato nella Milano del 2012 e scopre come sia diverso essere giovani nel futuro. Andrea e Giacomo infatti sono coetanei appartenenti a due realtà completamente diverse ma con il desiderio di confrontarsi e di conoscersi l’uno l’altro. Così il primo mostra al secondo l’utilità delle nuove tecnologie, dal frigorifero al water, ed in particolare gli fa vedere grazie al suo PC la pagina di wikipedia dedicata al grande poeta italiano ed europeo “Giacomo Leopardi”.

Questi rimane stupito e quasi impaurito dal chiasso che emette la tecnologia e a stento riesce a credere che la maturità di un giovane possa essere misurata attraverso i suoi componimenti. Giacomo d’altro canto, non senza qualche perplessità, aiuta Andrea a comprendere il significato de L’infinito, attraverso la riflessione comune e abbandonando qualsiasi interpretazione accademica e istituzionalizzata imposta alla poesia.

In fondo, Giacomo è un ragazzo come Andrea e, anche se appartengono ad epoche diverse, entrambi guardano all’infinito della loro vita, a quello spazio immenso che si apre ad ognuno, che fa sperare e allo stesso tempo fa paura. Così si mostra anche come sia cambiato l’approccio alla conoscenza e allo studio da parte dell’individuo: Giacomo è abituato a chiedere il perché delle cose e come sia possibile, ad esempio, che un piccolo oggetto, quale una lampadina, possa illuminare un’intera stanza, mentre Andrea si limita al semplice utilizzo delle cose e ad imparare a memoria nozioni senza porsi domande o pensare di poter dare una sua interpretazione a ciò che legge.

Questo è il sotteso della prima parte dello spettacolo che ha i toni di una commedia assai divertente soprattutto perché Giacomo Leopardi viene qui reso come un personaggio ridicolo e perennemente impaurito dal rumore di oggetti che non conosce o interdetto dal linguaggio volgare di Andrea. Tuttavia, in alcuni passaggi Leopardi viene un po’ troppo ridicolizzato ma nel complesso la visione dello spettacolo può essere destinata agli studenti, che possono così scoprire qualcosa di nuovo del poeta marchigiano.

Nella seconda parte della rappresentazione, invece, lo scenario cambia completamente, assumendo toni molto più drammatici. Giacomo viene a conoscenza delle guerre mondiali, della bomba atomica e di altre atrocità inventate dall’uomo, arrivando alla conclusione che non è la Natura ad essere Matrigna ma è la specie umana ad essere malvagia e indegna di vivere.

Tale consapevolezza arriva anche attraverso il personaggio di Cristina, la spregiudicata fidanzata di Andrea, che riesce a sedurre il vergine Giacomo allo scopo di far entrare nella sua vita la poesia e affinché un vero poeta renda immortale la sua temporanea bellezza. L’animo di Giacomo viene definitivamente e talmente corrotto che abbandona l’idea di darsi ai componimenti poetici. Peccato che debba essere l’unico personaggio femminile in scena a rappresentare la dissolutezza, l’effimero e l’immagine di un’arte priva di contenuto.

Inoltre appare chiaro che la vera protagonista è sempre la Signora Illusione, ovvero colei che alimenta i sogni e i desideri di qualsiasi essere umano, che lo spinge a poter credere reale anche l’impossibile e che è in grado di rendere felice o infelice l’individuo. L’Illusione qui è raffigurata simbolicamente come un recinto al di là del quale non è possibile andare e che l’ormai corrotto Giacomo decide di utilizzare a suo favore.

Emblematica è la scena in cui il poeta, diventato un venditore di diari e agende dell’anno nuovo, cerca di convincere il possibile compratore che l’anno che verrà sarà sicuramente migliore. È chiaro il riferimento e il ribaltamento di messaggio rispetto al Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere dello stesso autore, utilizzato evidentemente per mostrare il cambiamento di Giacomo, necessario far ritornare i “nostri eroi” nel buio delle loro illusioni.

Gabriella Galbiati

 

Sala Assoli

Via Lungo Teatro Nuovo, 110 – 80134 Napoli

Tel. 081 19563943

www.associazioneassoli.it

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