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Per i classici in rilettura, ospitato lo scorso weekend al teatro San Carluccio, lo spettacolo di e con Oscar De Summa.

Una caratteristica dell’opera Otello di William Shakespeare è quella di iniziare e terminare con la notte. In effetti, il suo protagonista è un moro, carattere che subito richiama l’oscurità e, con essa, tutta una serie di motivi legati al male. Soprattutto all’epoca in cui l’opera fu proposta (gli inizi del 1600), il simbolismo suddetto era molto sentito dal pubblico inglese e anche Shakespeare ne aveva fatto uso nel Tito Andronico col personaggio di Aron; ma, a differenza di Aron, Otello è nella pièce il buono, il cristiano, invalidando l’apparato simbolico che lo accompagna. Il ruolo del villain, infatti, spetta al bianco Jago e questa inversione simbolica è soltanto il primissimo accenno allo scontro tra apparenza e realtà che si dipanerà per l’intero plot.

L’intrigo di Jago consiste proprio nel fingere di essere una cosa – per esempio un fedele e amorevole amico di Otello – ma, in realtà, esserne un’altra; e l’errore del moro sta nel non cogliere il gap tra le parole udite e i fatti, fino a farsi travolgere dalla cieca gelosia.

Isolando il personaggio di Jago, Oscar De Summa mette una lente d’ingrandimento sull’aspetto caratterizzante l’opera shakespeariana secondo una modalità molto originale: la scena si presenta buia, con soltanto una scrivania ad occupare il palcoscenico, e nei dialoghi, che vedono come interlocutore privilegiato di Jago, Roderigo, viene data parola al personaggio mancante attraverso il solo suono di una tromba. L’intera rappresentazione, inoltre, si snoda mentre in sottofondo risuona una musica che richiama il losco, l’intrigo, e il personaggio di Jago è vestito di nero con un chiodo di pelle. L’accentuazione di questi aspetti sembra quasi voler riconsegnare il simbolismo del nero a colui cui spetta veramente, al legittimo proprietario, Jago appunto, la cui parola solo in due momenti lascia il posto a quella di Otello (il cambio di personaggio è operato da De Summa grazie all’utilizzo di una calza nera posta sul volto).

Impeccabile si dimostra l’interpretazione di Oscar De Summa (sebbene in una fase iniziale sembra essere meno coinvolgente) che in molti punti, nonostante l’alta materia trattata, è leggera, ironica, divertente e non manca di momenti di improvvisazione.

Nel complesso, lo spettacolo è una di quelle rare interpretazioni moderne delle opere shakespeariane ben riuscita.

 

Valerio Corvino

 

Teatro San Carluccio

via S. Pasquale a Chiaia, 49.

Tel.: 08140 50 00

www.teatrosancarluccio.com

 

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