Manlio Boutique

Stefano Accorsi porta una messa in scena affascinante al Teatro Nuovo sul tema dell’Orlando Furioso.

 

Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori
le cortesie, l’audaci imprese io canto,

che furo ai tempi che passaro i Mori

d’Africa il mare e in Francia nocquer tanto.”

 

Il Teatro Nuovo alza il sipario sul Furioso Orlando di Marco Baliani, che porta in scena le angosce e i turbamenti d’amore del paladin cristiano, protagonista del poema dell’Ariosto, e uno Stefano Accorsi preziosamente accompagnato da Nina Savary.

È notte sul campo dei cristiani, notte sulla scena.
Due voci fuori campo plasmano il cuore del problema: l’uomo valoroso è nato per la giostra e non se ne allontana mai, neppure quando rischia di rimetterci la vita, neppure quando lui stesso si rende conto della sua vanità.

Giacché «le storie servono sì a parlare del mondo ma anche a renderlo meno terribile» – come l’autore stesso ci dice – è cosa buona e giusta raccontare l’amore e il suo stravolgimento, la gelosia e il voluttuoso ardimento che costringono cristiani e pagani a commettere reciproca ingiustizia e a operare, pervasi nell’animo e nella mente da un fumo che ottenebra, senza senno, lontani da ragione.

Questo è il punto di forza dell’intera pièce: Baliani ha forgiato una trama che non ha nulla da raccontare se non la stessa storia che racconta, nulla lo spinge a maneggiare Ariosto se non il gusto a riprenderne i caratteri in tutto umani dei suoi personaggi, egli lavora reputando l’Orlando Furioso non un mezzo, ma un fine; e dunque occorre adesso vestire i panni del cavalier narrante e parlar di lei.

Lei che è Angelica, mai presente e sempre presente, la donna della fuga, la donna della magia; per il suo mancato amore scoppia, infine, la follia di Orlando, che strage di alberi e pastori consuma sulla scena – e in questa scena di immaginifica violenza, così come quella in cui il paladino vendica la morte del suo fidato Brandimarte – l’aria stessa nella sala trema sotto i colpi d’un Accorsi dai tratti deformati, un’Accorsi che risuona meglio nelle vesti del prode combattente cristiano che non quale rapsodo della vicenda.

E ancor si narrano i tradimenti – giustificati, chissà quanto, dalla magia – di Ruggero, il quale ama, sì, Bradamante ma proprio non sa resistere ai sortilegi d’Alcina e alla bellezza d’Angelica; la storia tocca Atlante e Melissa, raggiunge Astolfo e Medoro, mentre la scena – bellissima, di Bruno Buonincontri – tutta risuona della voce della Savary, che canta e suona e interroga.

La cifra umana, sempre, si erge a protagonista: l’incipit dell’Ariosto sostanzia di sé il cantare del narratore, che riscopre in quei lontani o vicini personaggi le stesse pene d’amore, gli stessi sconvolgimenti che l’animo vive quando un demone lo sconquassa e gli fa perdere la testa.

La testa, è giusto soffermarsi almeno un attimo, en passant, sulla testa.

Anche un eroe può dare di matto, anche un Orlando può ridursi a folleggiare, anche un Ruggero può finire nell’abisso di chi tradisce perché, tutto preso dai sensi e dimentico della ragione, si affida ai primi dimenticando la seconda.

La sede della ragione è anche il luogo della fantasticheria e l’ardua impresa di una reductio ad unum pare davvero difficile a realizzarsi; a meno che non vi sia un Astolfo, duca nobile e valoroso, amico disposto a viaggi galattici pur di ricondurre il senno da lassù, fin dalla luna, a coloro che si sono smarriti sulle strade del mondo.

 

Antonio Stornaiuolo

 

Nuovo Teatro Nuovo

Via Montecalvario 16 – Napoli

Tel. 081 497 62 67

www.teatronuovonapoli.it

 

 

Print Friendly

Manlio Boutique